IL SOFFIO VELENOSO
Riflessioni di Franco Zadel
ex portiere della Triestina
Direttore sportivo e Responsabile Settore Giovanile
Collaboratore del Presidente Amilcare Berti
La nostra vita si è improvvisamente fermata ad un alt imposto da qualcosa di invisibile, che ci costringe a rimanere in casa.
Uscire è quasi un azzardo, e questo basta per capire l’enormità di quello che sta succedendo. Le strade sono semi deserte, l’atmosfera e l’aria che respiriamo sono strane, ovattate , i giorni non hanno identità, la poca gente in giro scivola via, cambiando marciapiede con gli occhi bassi, come se anche lo sguardo potesse contagiare.
Ho deciso di allungare un poco il percorso, che mi è consentito fare per comprare i giornali, perché voglio arrivare fino al campo di calcio. Mi mancano tante cose in questa strana situazione, mi manca il non poter vedere e incontrare le persone care, sopratutto i nipoti, mi manca la libertà di muoversi, la socialità, lo stare insieme e mi manca il calcio e il campo in tutti i sensi.
Camminando veloce, pensando al pallone e alla sua forza, mi ritorna in mente la risposta che lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano, grande appassionato di calcio, diede alla domanda: come spiegherebbe a un bambino cos’è la felicità?
Non glielo spiegherei, rispose sereno lo scrittore, gli darei un pallone per farlo giocare.
Ecco, penso arrivando in prossimità del campo, questo e quello che il soffio velenoso sta togliendo ai nostri bambini e ragazzi: la possibilità di giocare ed essere felici insieme; e a noi l’aggregazione le gioie e le delusioni, gli abbracci, la condivisione delle emozioni: lo sport insomma.
Il campo, stretto tra le case e la strada, è malinconicamente vuoto, sembra abbandonato, non c’è segno di vita, solo una bandierina d’angolo, probabilmente dimenticata, sollecitata da un alito di vento cerca la vita inutilmente.
Tutto sembra lontano, strano e antico. Solo due mesi fa qui la vita pulsava frenetica, con il campo che doveva essere diviso in quattro piccoli campi per riuscire a far giocare tutti i bambini che arrivavano correndo felici.
Improvvisamente tutto è cambiato come alla fine di un’era. Niente sarà come prima, dicono in tanti, allora cominciamo ad immaginare e progettare un nuovo cammino, che parta dai bambini e dalla scuola, che sono il presente e il futuro, affinché possano tornare a giocare e a sognare: non devono essere quelli che pagano il prezzo più alto al malefico soffio velenoso.
Franco Zadel


