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Balotelli va al Sion. La parabola discendente di un personaggio che voleva fare il calciatore

L’immagine del calciatore anni 60, coi baffoni, la pettinatura demodè e la giacca aperta un po’ sgualcita non esiste più.  E per certi versi può anche essere giusto cosi.

La figura del calciatore ormai è paragonabile sempre più a quella di un vip televisivo o a un divo del cinema. Belle donne, barche, macchinoni, vacanze di lusso e fotografi interessati alla loro vita privata.

Però….c’è un però.

Ci sono giocatori, e che giocatori, che pur non facendosi mancare nulla di tutto ciò hanno sempre messo il calcio davanti a tutto. Non stiamo qui a fare i nomi, ma li conosciamo tutti.

Altri no. Balotelli è fra questi ultimi.

La sua parabola ascendente è stata verticale. La promessa della primavera dell’Inter che vinceva a suon di gol. Il passato difficile, a cui si imputava quella faccia da “perenne incazzato” pensavamo che sarebbe stata nascosta prima o poi dal sorriso del successo, dall’idea di avercela fatta. Dalla sicurezza acquisita nel sapere di essere importante per la squadra e per se stesso.

Niente di tutto ciò è accaduto e la parabola ascendente si è ben presto mutata in un lento e inesorabile declino.

In più momenti, a dire il vero, abbiamo sperato, in una improvvisa inversione di tendenza. Tutti abbiamo pensato che l’ennesimo trasferimento lo avrebbe incanalato verso la giusta direzione. Quella che gli avrebbe permesso di stare in squadra e vivere la squadra come un mezzo per raggiungere i successi di gruppo e poi personali e non come un ostacolo alla sua carriera e alla sua notorietà.

Tutti abbiamo sperato che un gol lo avrebbe finalmente inserito nella lista dei giocatori determinanti e che da lì non sarebbe mai più uscito.

Ci ha deluso, ogni volta, tutte le volte. Avrà deluso anche se stesso, probabilmente.

Il Balotelli che piega la Germania in una semifinale Europea è un lontano ricordo. Il Balotelli che porta il Milan in Champions anche.

Ci ricordiamo, ahimè, quello che getta la maglia a terra dopo quindici minuti passeggiati in mezzo al campo in una delle partite più importanti della storia dell’Inter ,la semifinale di Champions contro il Barcellona.

Ci ricordiamo le sua apatie per un passaggio sbagliato di un compagno.

Ma ahimè, ci ricordiamo soprattutto le litigate, i motorini lanciati in mare per scommessa, le parolacce ai fotografi, le liti con la compagna. Alcune parole antipatiche in ospitate tv, gli scontri con compagni e allenatori.

L’ultima quella di qualche giorno fa con il suo attuale allenatore all’Adana in Turchia, Montella. Non uno particolarmente incline alle risse per quanto lo conosciamo noi, ma che evidentemente ha perso le staffe esasperato da atteggiamenti che riteneva insopportabili ormai da tempo.

Da qui l’ennesimo cambio di casacca. Al Sion. Non sappiamo se sia la squadra svizzera sia ad un livello più basso del campionato turco o no. Sarebbe ingeneroso fare classifiche. Rimane il fatto che passati i periodi della Nazionale, dell’Inter, del City, del Milan, Balotelli sembra aver abbandonato l’idea di essere un calciatore, ma che abbia sposato inconsciamente quella di essere un personaggio che voleva fare il calciatore.

Tanto che alla sua carriera sui campi da gioco, non ha saputo dare senso neanche abbassando clamorosamente il livello. Monza non ha funzionato. Il ritorno a casa nella sua Brescia, patria di recuperi e finali di carriera eccezionali è stata un disastro. Ora fallisce anche il tentativo Turchia.

Si riparte dalla Svizzera. Sarà più vicino a Milano, a Corso Como, all’Hollywood, ai paparazzi e alla gente del giro giusto. Ne siamo certi. Sentiremo parlare di lui

chimico, appassionato di calcio, di tattiche e statistiche

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