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Milan – Napoli: Gullit, Maradona, Virdis, Berlusconi, Luigi Necco e nord contro sud

Seconda metà degli anni 80. La Serie A era il top del calcio mondiale.

A Napoli era sbarcato il ciclone Maradona. Il non napoletano più napoletano mai esistito al mondo. Il Milan dopo l’onta della Serie B ad inizio decennio aveva intrapreso un percorso che l’avrebbe portata sul tetto del mondo per venti anni circa. guidati dalla passione, e dai denari, di Berlusconi.

La Juventus era in un momento storico in cui faticava e Milan e Napoli si presero la scena per alcuni anni, ad eccezione di una Inter di Trapattoni, definita ” dei record” e della magia della Sampdoria che cresceva alle spalle dei mostri sacri di anno in anno fino a dare la stoccata vincente nel 1991.

Milan – Napoli.

Nord contro sud in un periodo storico in cui le differenze sociali erano marcate. Il nord industriale che cresceva, forte. Rappresentato nello stato, nelle associazioni, nelle autorità e nelle tv, dove proprio Berlusconi aveva costruito il suo impero.

Un Sud ancora troppo dimenticato. In cui lo stato era a volte totalmente assente e il popolo sentiva la necessità di sostituirlo con ciò che aveva: l’arte di arrangiarsi, il senso di rivalsa e ribellione. Un terreno fertile per le associazioni illecite, che vedevano di buon occhio questa disparità sociale che gli permetteva di fare affari al nord e avere il controllo al sud.

Milan – Napoli era la trasposizione calcistica di tutto ciò.

I milanisti , che negli anni sessanta erano i “casciavit” (gli operai) in contrapposizione con i “bauscia” i borghesi interisti, si erano trasformati.

Ora per il sud erano loro i bauscia. La squadra del potente, che aveva soldi, comunicazioni, televisioni, immagine e potere politico.

I napoletani vedevano in Maradona il loro riscatto e quando gli fece vincere il primo scudetto, la festa si trascinò per settimane. La sensazione nuova di vittoria  e rivalsa durò invece anni.

Milano invece conobbe Sacchi. Non fu amore a prima vista. I dubbi inizialmente furono tanti. “Nun g’arriva minga al panetun” era una frase di sottofondo che si sentiva. Poi piano la situazione cambiò. Berlusconi scese a Milanello in elicottero insieme a Galliani dopo una sconfitta e chiarì la situazione: “Questo è il nostro allenatore e lo sarà per tanto tempo! Se a qualcuno non sta bene ce lo dica e sarà ceduto!”

Spogliatoio in silenzio, Berlusconi riparte e nasce il grande Milan.

Milan- Napoli in quegli anni era il meglio del calcio. Van Baste, Gullit, Rijkaard, Maradona, Careca, Giordano. Virdis, che non lo considerava nessuno, ma segnava sempre.

Ma anche Tassotti, Maldini, Baresi, Alemao, Garella, Carnevale, Evani. E poi Giovanni Galli e DeNapoli, prima da una parte e poi dall’altra.

Le sfide erano accesissime e spesso determinanti per lo Scudetto. Quasi sempre a Napoli. Sfide in cui si decideva un’intera stagione e che riempivano lo stadio coi tifosi colorati e le parrucche di Maradona da una parte e di Gullit dall’altra. La sfida proseguiva di giornata in giornata, punto a punto e protagonisti diventavano i cronisti di 90° minuto con Luigi Necco da Napoli che ad ogni vittoria delle due squadre chiudeva il collegamento con “Milano chiama, Napoli risponde!”

Poi tutto finì. Passati i mondiali di Italia 90 il Napoli iniziò un lento declino fino alla retrocessione e poi addirittura al fallimento.

Il Milan trovò altri avversari nella Juve e nell’Inter, ma erano più simili a lui per storia e percorso calcistico. Con l’Inter c’era la rivalità cittadina, ma con la Juventus non si accese mai quella contrapposizione che nacque spontanea con il Napoli. Milan e Juventus erano la stessa faccia di due medaglie simili. Che si sfidavano, combattevano, vincevano e perdevano, ma erano comunque allineati.

Oggi Milan – Napoli si affrontano a San Siro da capoliste. Le prime giornate sembrano consegnarci due squadre che possono lottare per il titolo fino alla fine, magari riesumando dal cassetto dei ricordi di chi ha piu di trent’anni quelle sfide magiche che ci piacerebbe rivivere. Forse solo per il gusto di rivedere o risognare qualcosa che fu e non sarà più.

Forse perchè solo adesso, con due mondiali saltati e una fatica mortale a imporsi a livello europeo per le compagini italiane, ci accorgiamo di cosa stavamo vivendo in quegli anni, con i migliori calciatori di tutto il mondo sparsi nelle 18 squadre di A fra Milano, Roma, Napoli, Torino e la provincia più dimenticata. Tutti qui. A farci capire quanto bello era quel calcio.

Oggi è Giroud, Leao (anche se squalificato) Deketelaere, Maignan contro Kvaratshkeila, Osimhen (infortunato) Kim, Raspadori.

Livello più basso rispetto ad un tempo, ma quanto basta per riassaporare quelle emozioni.

Era la fine degli anni 80. L’era del quadripartito, del Drive In. Ascoltavamo i Queen e gli Europe con il walkman, mangiavamo al Burghy. Il festival di Sanremo era roba da vecchi. Forse eravamo felici e non ce ne accorgevamo neanche.

La Serie A era bellissima. Andavamo allo stadio con le parrucche di Gullit e Maradona.

C’era Milan – Napoli. Come oggi

 

chimico, appassionato di calcio, di tattiche e statistiche

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