Il colpaccio di ieri sera alla Scala del calcio, complici i risultati del week end, proietta nuovamente i capitolini nel vivo della lotta al quarto posto. Una rincorsa lanciata definitivamente, nella quale a trionfare sarà chi sbaglierà meno
Successo esterno, contro una big in concorrenza per un posto nell’Europa che conta , frutto di ritrovata intesa tra Luis Alberto e Milinkovic-Savic. Un mix di ingredienti che regalano, anche grazie al fattore calendario, una ventata di ottimismo all’ambiente biancoceleste, in un finale di stagione che si preannuncia incerto fino all’ultimo secondo. Una risalita costante che, per vedersi completata, necessita però ancora di una piccola messa a punto, capace di garantire un agognato piazzamento, rincorso da almeno due stagioni.
Killer istint- Un primo aspetto su cui lavorare per gli uomini di Inzaghi è senza dubbio quello del rapporto tra occasioni create e reti messe a segno. Il tecnico piacentino lo sa e, non a caso, nella conferenza stampa post match di ieri sera, ha subito puntualizzato, commentando la prestazione: «Unica pecca non aver fatto il secondo gol, stando sempre dentro la partita contro un avversario forte, supportato dall’inizio alla fine dal proprio pubblico».
Se contro l’Inter il pericolo è stato scampato, in altre occasioni, la mancanza di una finalizzazione adeguata è invece costata cara ai romani. Basti pensare al pareggio interno con la Sampdoria dello scorso dicembre dove, a fronte di 12 occasioni da gol, la Lazio è andata a segno solo due volte (una tra l’altro su rigore), lasciando sul terreno dell’Olimpico due punti preziosissimi o, ancora, al pari in quel di Firenze con Immobile e compagni che hanno creato almeno quattro occasioni clamorose da rete finalizzandone solo una. Dall’inizio del campionato i romani hanno totalizzato 324 tiri, centrando il bersaglio grosso 42 volte.
Un rapporto che necessita indubbiamente di un miglioramento per entrare in Europa dalla porta principale.
Cartellini ed infortuni- In un finale di campionato, come detto, tiratissimo, ogni sanzione disciplinare potrebbe rivelarsi decisiva. In realtà, sotto la voce cartellini, i romani non se la cavano malissimo: 63 gialli e 2 rossi totalizzati in 28 partite. Numeri, dunque, tutto sommato accettabili, fin quando non si osserva la distribuzione di essi all’interno della rosa. Solamente nel reparto offensivo, quello in teoria meno toccato dal problema, Milinkovic- Savic è a quota 6, Luis Alberto a 4 e Ciro Immobile a 5. Numeri questi da non trascurare, anche considerando che tra poche settimane San Siro sarà teatro di un altro scontro diretto per la corsa Champions, quello con il Milan. Nella lista dei diffidati ci sono nomi importanti come Luis Alberto e Radu. Toccherà ad Inzaghi trasmettere una calma olimpica per evitare defezioni pesanti che potrebbero costare caro.
Nel capitolo dedicato alle cause generatrici di assenze indesiderate si trova anche la sezione intitolata agli infortuni. Sul punto, la difesa è il reparto più colpito con calciatori, come Luis Felipe o Wallace, costantemente in infermeria. Indisponibilità importanti, specialmente nella prospettiva di un possibile turnover che permetta a tutti di tirare il fiato, allontanando di conseguenza anche il rischio di nuovi problemi muscolari. Nella nuova Lazio “fantasia”, inoltre, è altrettanto fondamentale che i titolarissimi, complice la rosa corta nel reparto avanzato che permette una sola valida alternativa, cerchino di farsi trovare sempre nella forma migliore. Ieri sera, il cambio obbligato di Correa a metà del primo tempo, ad esempio, ha costretto Inzaghi ad inserire Caicedo per mantenere lo schema tattico impostato, senza avere poi l’ulteriore possibilità di sostituire gli uomini di qualità mantenendo alto il baricentro della squadra.
Una situazione precaria da gestire con molta oculatezza, per centrare un obiettivo tanto desiderato da una piazza ancora scottata dallo scorso 20 maggio e da quel gol di Vecino che decretò il fallimento di un’intera stagione.
Carlo Peroni

