A Roma, nella notte del 10 Aprile, è accaduto veramente l’imponderabile. Sulla sponda giallorossa del Tevere si è ormai ferrati in campo probabilistico: supponendo di ripetere tante volte uno stesso esperimento – il lancio di un dado l’esempio più classico – la probabilità di un determinato evento (uscita di un numero) tende a coincidere con la sua frequenza.
Che nel linguaggio romanista significa: ripetendo l’esperienza del mancare l’obiettivo più e più volte, tale frequenza fa coincidere probabilità e certezza dell’evento.
Quel “non succede, ma se succede..!” accompagna la storia della Roma e dei suoi tifosi da tanto, troppo tempo. Al punto tale che poi, ad un certo punto, “chi tifa Roma non perde mai” meglio interpreta la filosofia romanista.
E alla fine “che sarà, sarà”. L’obiettivo da centrare è proibitivo: controvertire un 1-4 di partenza non è roba da tutti i giorni. Un 1-4 maturato al Camp Nou di Barcellona rende ancor più ardua l’impresa.
Il primo round aveva visto i padroni di casa avere la meglio senza apparente sforzo dei meno blasonati avversari: una differenza tecnica abbastanza evidente veniva acuita da alcune negligenze tecnico-tattiche degli ospiti, quali la realizzazione di due autoreti e la troppo morbida resistenza opposta anche in occasione delle altre due realizzazioni. Ci si appresta così al retour match nella notte del 10 Aprile.
Una notte che, dal 2007, porta al cuore (e nelle orecchie) dei romanisti un ricordo non proprio piacevole: Manchester United – Roma il 10 Aprile 2007 finì infatti 7-1. Una caporetto. In quella notte quell’uno alla casella ‘gol fatti’ lo iscrisse Daniele De Rossi.
Uno che 11 anni dopo è ancora a difendere gli stessi colori, da capitano. Un capitano che, nella gara di andata, si è macchiato proprio di una delle due sfortunate autoreti citate. Uno che, qualche mese fa, ha detto – più o meno volutamente – basta ai colori della propria nazionale, dopo aver malauguratamente partecipato alla disfatta della mancata qualificazione mondiale. Chi non è esperto di statistica, però, associa bonariamente alla “legge dei grandi numeri” una connotazione più positivistica: la accoglie come legge compensatrice, che spinga gli eventi in una direzione opposta a quella presa di consueto.
Accade così che lo sfortunato De Rossi del recente passato si carichi sulle spalle il peso enorme di spingere in porta il pallone del momentaneo 2-0 per la Roma: Dzeko, nel primo tempo, ha infatti tracciato il percorso, depositando in rete un invitante assist recapitatogli proprio dal succitato capitano.
Ora si è sospesi. La storia, maledettamente, ha insegnato. La probabilità con essa.
Ma è una notte in cui accade ciò che, PROBABILMENTE, nessuno può realisticamente credere. Accade che Manolas, autore dell’altra dannata autorete di sette giorni prima, tramuti in gol un calcio d’angolo, a dieci minuti dalla fine. E’ la notte della Provvidenza, della quale Manolas ammetterà a fine partita di non conoscere nemmeno l’esistenza. Come non sarà a conoscenza dell’importanza che assume il numero e la numerazione nella filosofia greca, terra per lui natìa.
E’ la notte dei numeri e degli eventi, come la presenza del presidente Pallotta sugli spalti: spesso ne è stata sottolineata la non fortunata coincidenza coi risultati, stavolta è andata diversamente.
E il tuffo nella piscina di piazza del Popolo ne è testimonianza. E’ la notte di Roma e delle 60000 anime che hanno sospinto la Roma laddove nessuno poteva prevedere. Nemmeno la probabilità e la statistica.
Giovanni Conti

