Due partite, 1 punto. L’Inter si sta giocando l’accesso alla prossima Champions League, ma nelle ultime due gare, contro Milan e Torino, ha racimolato molto meno di quello che in realtà avrebbe meritato. Due buone prestazione nelle quali è mancato solo il gol e per il giornalista del Corriere della Sera Mario Sconcerti il problema è anche Mauro Icardi; un lusso che la squadra di Spalletti non si può permettere
“Nessuno dei primi 8 capocannonieri del duemila ha vinto il campionato, proprio perché era premiata la sua solitudine. Ultimi esempi Higuain al Napoli, 36 reti, Dzeko un anno fa, 29. Ma si può andare indietro fino a Toni e Di Natale. La Juve di Conte ha vinto uno scudetto con Matri cannoniere a 10 reti. In sostanza, chi ha un grande attaccante limita il gioco a servire lui.
E il centravanti non si sposta dall’area perché sa che da quello viene giudicato. In mezzo al campo, fra le mezzeali e l’attaccante restano piccoli deserti, tutto si risolve nel mettergli un cross. Rafinha ha alleggerito ma non risolto il problema. Il punto adesso è non se l’Inter andrà in Champions, cosa fondamentale ma riduttiva, ma come può diventare definitivamente una squadra.
La mia idea, che resta una proposta di riflessione, è se il rimedio non sia cambiare l’attaccante. Non per cercare chi di gol ne faccia più di Icardi, molto difficile, ma per trovarne uno che aggiunga ai suoi gol quelli degli altri. Si può anche rovesciare il discorso, mettiamo in condizione tutti gli altri di segnare di più. Ma è difficile avendo sempre un unico terminale. Da molti anni i gol di Icardi costano tantissimo all’Inter. Limitano lussuosamente il gioco, non danno altri sbocchi. Oppure mettiamogli accanto un altro grande attaccante, se lo accetta. Ma così sarà un suo continuo tripudio e una classifica magra per l’Inter. Icardi, da solo, non basta. Anzi”.

Giornalista Pubblicista, Direttore Responsabile di Momenti di Calcio. Appassionato di calcio e laureato in Giurisprudenza presso l’Università Roma Tre

