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Cosa rende possibile una rimonta al Barcellona?

Nella serata storica di Anfield a risaltare non è solamente la grande impresa del Liverpool, ma anche la seconda rimonta consecutiva subita dal Barcellona. Un ennesimo ribaltamento di fronte che pone in evidenza alcuni deficit ciclici dei catalani
Il primo e l’ultimo quarto d’ora

Non sempre vincere in scioltezza la gara di andata è simbolo di una qualificazione quasi certa. Forse, talvolta, sarebbe il caso di superare gli avversari di misura per mantenere alto il livello di concentrazione.

Lo sa bene il Barcellona che, sia lo scorso anno contro la Roma sia ieri sera, ha deciso di regalare agli avversari nel primo quarto d’ora il gol della speranza. Un errore fatale capace di infiammare tifoserie famose per il livello di decibel che possono imprimere al match.

Marcature frutto di un errato approccio mentale alla sfida: in occasione della rete dello scorso anno di Dzeko ci fu una dormita colossale della retroguardia catalana, mentre in quella di Origi di ieri tutto nasce da una delle tante palle perse in uscita.

Se i primi quindici minuti sono da incubo, la situazione non muta dal settantacinquesimo in avanti. Una squadra che, posta sotto pressione, sparisce dal campo offrendo il fianco alle sortite avversarie. Emblematico il quarto gol di Origi. Sì, colpo di astuzia e gol di rapina dei Reds, ma anche errore imperdonabile degli spagnoli che, invece di marcare, pensano a riprendere fiato.

Dunque, una sostanziale incapacità di leggere i momenti della gara che, in sfide tiratissime, è il primo fattore di una debacle.

Il mantello dell’invisibilità

Se l’elemento concentrazione potrebbe fornire una giustificazione già di per sè valida al tracollo, l’ulteriore fattore rappresentato dal divenire improvvisamente una squadra senza idee di gioco e pericolosità fa il resto.

Gli inventori del Tiki Taka, infatti, all’improvviso, sembrano non riuscire più a far nulla, con il tutto che avviene in maniera quasi naturale, sia contro la Roma che contro il Liverpool.

Un copione semplice ed intuitivo: inizio al limite della sufficienza con qualche conclusione, uno svantaggio che fa sparire dal campo i catalani, non più in grado di proporsi con continuità nell’area avversaria ed un ultimo gol che segna la fine dei sogni di gloria. Un mix di ingredienti che significa eliminazione.

Una situazione complicata da decifrare, anche considerando l’alta caratura tecnica e tattica degli spagnoli. Calciatori pagati decine di milioni che hanno difficoltà a fare passaggi, concludere in porta o più semplicemente interdire il gioco avversario. Un baricentro che minuto dopo minuto si abbassa sempre di più verso la propria area di rigore, in una squadra dove il vero punto di forza per non subire non è mettere il pullman davanti alla porta, ma molto più semplicemente tenere il possesso del pallone.

È finita l’era del Tiki Taka?

Carlo Peroni

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