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…Sarebbe quindi tutta colpa di Pecchia? viaggio tra le panchine scomode di A

Dopo qualche stagione durante la quale la si sfangava anche senza troppi meriti, quest’anno la lotta-salvezza è rimasta incerta più a lungo. Analizziamo però, fra chi ha cambiato in corsa e chi no, quali strategie abbiano pagato o meno.

Trentacinquesima giornata in archivio, duecentosettanta minuti al traguardo. Verosimilmente, al Verona toccherà deporre le armi al termine del prossimo turno. Gli scaligeri sono gli unici – con la Spal – ad aver mantenuto il tecnico col quale avevano iniziato la stagione: un tecnico protagonista di una promozione forse sofferta oltremodo, e confermato non senza qualche mugugno da parte della piazza. Fabio Pecchia è cresciuto sotto l’ala protettiva di Rafa Benitez, ai tempi di Napoli, e lo ha seguito financo in Inghilterra; allena, però, un Verona oggettivamente inadeugato alla serie A. E’ questa la verità che forse fa male ammettere al presidente Setti, quando parla di stagione “piena di errori”: i suoi, in primis. Il tecnico pontino, da par suo, si è anche industriato: ha provato svariate soluzioni (ultima la disperata proposizione di Fares falso nueve), ha rinunciato strada facendo a protagonisti della promozione come Bessa e Pazzini, ma probabilmente non sarebbero bastati lo stesso.

Se si da’ uno sguardo agli interpreti di Verona e Cagliari – un Cagliari battuto dai gialloblù al Bentegodi qualche mese fa – il confronto è impietoso. Eppure il Cagliari di Pavoletti, Joao Pedro, Barella, Padoin e Castan è ancora invischiato nella lotta per non retrocedere; Giulini è deluso, giustamente. Ha però avvicendato in corsa Rastelli con Lopez, preferendo il pragmatismo dell’uruguayano al più piacevole calcio proposto dal tecnico campano, e i risultati non gli stanno dando ragione: se il Cagliari dovesse andar giù, sarebbe una caduta sicuramente fragorosa quanto inaspettata.

Domenica si gioca un Chievo – Crotone che sa di spareggio. I ragazzi di Campedelli hanno vissuto una involuzione difficilmente prevedibile durante la stagione, che ha portato proprio domenica il presidente a scegliere di sollevare Maran; ha optato per una soluzione interna – (D’Anna, ex tecnico della primavera nonché storica bandiera dei mussi volanti) per cercare di stare una sterzata ad una stagione oggi compromessa. Crotone che ha invece battuto la strada delle idee: via Nicola, per sua scelta, dentro Zenga. Il tecnico milanese, inserito qualche elemento funzionale  col mercato di riparazione, ha portato con coraggio le sue idee in una realtà non certo ricca di talento, che si ritrova con merito ad essere oggi artefice del proprio destino.

Come il Verona, con maggiore soddisfazione, la Spal ha portato avanti la causa –Semplicitecnico formatosi nelle categorie minori e desideroso di misurarsi con la massima serie. La scelta è stata quella di dare fiducia allo zoccolo duro protagonista del doppio salto, mantenendo l’impianto di gioco arricchito da qualche elemento di esperienza; malgrado qualche pareggio di troppo, gli estensi hanno divertito il proprio pubblico e sono oggi in piena corsa per salvarsi.

C’è chi, probabilmente, ha cambiato a ragion veduta: troppo acerbo Bucchi per fronteggiare il post Di Francesco. Un anno di transizione, uno spogliatoio dove forse qualcuno si ritrovava controvoglia (Acerbi, Berardi): qui si è beneficiato della cura-Iachini, non senza delle difficoltà. Anche a Genoa l’avvicendamento ha pagato, forse oltre ogni più rosea aspettativa: Ballardini ha trovato la quadra, senza stravolgere quanto implementato dal predecessore Juric: accorgimenti, parole giuste e tanto, tanto.. pragmatismo.

C’è infine chi sembra non saper più che pesci pigliare: l’Udinese, dopo aver dato il benservito al povero Del Neri, viaggiava a vele spiegate con Oddo. “Era bollito il vecchio Gigi!” avranno pensato i Pozzo a cavallo del nuovo anno; peccato che poi il giovane rampante abbia collezionato undici(!) sconfitte consecutive, che hanno portato ad un nuovo cambio. C’è ora Tudor sulla panchina bianconera: scelta non proprio convenzionale, per una squadra di anno in anno impoverita dal punto di vista tecnico, che teme oggi una discesa agli inferi che avrebbe del clamoroso.

Giovanni Conti

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