Juventus-Inter è la più importante delle partite del week-end anche se somma meno punti (46) sia del derby romano (49) sia ovviamente della sfida fra Atalanta e Napoli (59), rispettivamente seconda e prima in classifica. Un criterio, quello di sommare i punti per fissare le gerarchie del week-end (allora domenica, e con tutte le partite in contemporanea) fissato 50 anni fa niente meno che da Gianni Brera, che lascia però spazio all’interpretazione, soprattutto in un turno come questo.
Juventus-Inter vale sempre più di qualsiasi partita, e paradossalmente stavolta persino più del solito, proprio perché le due squadre chiudono la fila delle prime in classifica. Una sfida delicata, il cui valore va oltre i 3 punti in palio e proprio per questo l’Inter è la squadra che se vuole tornare in corsa per lo scudetto, deve vincere a Torino.
A meno che non consideriamo la Juventus già fuori da ogni discorso, prima ancora di giocare. C’è ancora qualcuno che pensa che questa Juventus possa rimontare, come fece quella del 2015-16. Ma non si considera non solo che nel frattempo la squadra non è più la stessa, ma anche che non è più lo stesso nemmeno la concorrenza, oggi molto più evoluta e vasta di allora. Inoltre, la Juve capace di quella rimonta era una Juve già vincente nelle stagioni precedenti, già “squadra”, non un cantiere continuo come questa, che dopo un anno e mezzo non ha nemmeno risolto il dubbio se sia meglio giocare con la difesa a 3 o la difesa a 4. Al netto degl’infortuni che certo non hanno aiutato Allegri.
E la squadra di Allegri, diciamo noi? La sconfitta col PSG è stata accolta e commentata quasi unanimemente come un risultato positivo. La retrocessione in Europa League come una vittoria per lo scampato pericolo di restare totalmente fuori dall’Europa. Addirittura si fanno i calcoli su quanto la Juventus potrebbe incassare vincendo la Coppa e si parla della possibile qualificazione alla prossima Champions, proprio attraverso questa strada che invece è decisamente tortuosa. Questo perché probabilmente intorno alle prestazioni della Juventus c’è spesso un po’ di timore reverenziale: incredulità se le cose vanno male, ottimismo appena arriva qualche risultato.
Sono Alessandro Bertolino, appassionato di calcio sin da piccolo e grandissimo tifoso.

