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Il grido del bielorusso Kutuzov: “Pensiamo di essere più furbi degli italiani, inglesi o americani”

E’ un mix di rabbia e ironia quello che pervade Vitali Kutuzov, terzo marcatore di sempre della nazionale bielorussa ed ex conoscenza del calcio italiano con 99 presenze in A spalmate su Avellino, Milan, Bari, Parma e Sampdoria. Nel suo paese, infatti, il calcio non si è fermato. Anzi è appena iniziato (ripresa primaverile il 19 marzo) e non ha nemmeno chiuso gli stadi nonostante l’emergenza coronavirus. La Bielorussia è l’unica nazione europea a non essersi fermata (è ripreso da qualche giorno il campionato in Tagikistan), nel mondo a condividere questo poco invidiabile record solo il Nicaragua. Si continua con assoluta normalità, linea di pensiero condivisa dal Presidente bielorusso, Alexandr Lukashenko, che ha raccomandato alla popolazione di “fare la sauna, bere tanta vodka e lavorare molto per uccidere il virus nei vostri organismi”. Chiaramente un’affermazione senza nessun fondamento e decisamente pericolosa. Anche gli ultras e i tifosi, però, stanno boicottando gli stadi per paura del contagio. Lo stesso fa Kutuzov che non le manda a dire alla Federazione Bielorussa.

Come sta?

Preoccupato ovviamente. Vivo in provincia di Varese dove gioco come portiere di hockey su ghiaccio e condivido il dolore di tutta la regione e della gente a cui voglio bene

Preoccupato anche per il suo paese di origine?

Ancora di più, ma non posso farci nulla. La gente in Bielorussia non ha paura, forse non si sono resi conto della pericolosità. Ho sentito la Federazione e si dicono tranquilli. Negli ultimi giorni però più di un amico si è detto preoccupato. Devono fermare il campionato! Possibile che tutti siano stupidi e solo noi bielorussi furbi? Non credo.

Che ne pensa delle parole del suo leader Alexandr Lukashenko?

Le prenderei più come battute, lui le usa spesso. Non le prenderei alla lettera

E in Italia il campionato deve riprendere?

Adesso no, ma tra un mese spero che ci siano le condizioni per farlo. Quest’anno la serie A era molto interessante grazie alla ritrovata competitività di Inter e Lazio.

Conte e Zeman, lei li ha avuti entrambi. Un ricordo?

Due grandi personalità anche se diverse. Zeman all’inizio pensavo fosse un serial killer, odiavo il suo modo di farci allenare. Preparai pure le valigie per lasciare il ritiro, ma meno male che sono rimasto. Grazie a lui fui preso dalla Sampdoria. Conte è un vincente nato, non si arrende mai e migliora tutti i giocatori che ha a disposizione.

Ha mai pensato di tornare in Bielorussia in questi giorni?

No, ormai la mia casa è questa. Ma non giudico i giocatori o gli stranieri che hanno scelto di andarsene. Tutti abbiamo famiglia, genitori, figli o mogli. Rispetto le loro decisioni.

fonte Leggo

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Laurendo in Lettere all'Università di Roma Tre, appassionato di calcio ed in generale di tutti gli sport.

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