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Marco Nappi a MDC: “Udinese, che squadra l’anno della promozione in A! La Spal merita di rimanere in massima serie”

La Redazione di Momenti di Calcio ha il piacere oggi di parlare con Marco Nappi, indimenticato ex soprattutto di Fiorentina e Genoa e che con i viola ha raggiunto forse il suo punto più alto di carriera giocando – e passando alla storia per il numero della “foca monaca” di 40 metri con la palla incollata sulla testa durante un Fiorentina-Werder Brema nell’edizione di Coppa Uefa del 1989/90.

Nappi oggi allena in Cina con ottimi risultati tanto da essere stato nominato Miglior tecnico a livello di college durante il 2019.

Sì, nel 2019 sono stato premiato come miglior allenatore dell’Accademy di Qinhuangdao. Alleno l’Under17 del BSU Bejing Sono contento perchè in Cina c’è ancora la meritocrazia e questo mi ha fatto molto piacere perchè sono stato premiato del mio lavoro insieme ai miei ragazzi.

Marco, come vive la situazione coronavirus, diviso, come immaginiamo, tra Italia e Cina?

La situazione del coronavirus la sto vivendo a Roma, perchè l’8 febbraio dovevo tornare in Cina, ma sono stati bloccati i voli e sono rimasto a casa dei miei genitori in quarantena e ora sto aspettando una chiamata per poter tornare quando inizieranno le attività, perchè anche in Cina l’attività in questo momento è bloccata come del resto in ogni parte del mondo.

Lei pensa che il calcio dovrebbe terminare qui la sua stagione oppure è favorevole ad una ripresa anche a costo di giocare in estate?

Per me il calcio deve finire, perchè penso che ci siano molti pericoli per la salute dei giocatori, delle persone. Anche se si dovesse giocare a porte chiuse, i ragazzi sono sempre sotto osservazione, soprattutto sul piano fisico e ci sono tanti giocatori che hanno contratto questo virus. Nessuno può sapere se questo può avere strascichi fisici.

I giocatori sono uomini come tutti gli altri e potrebbero avere problemi anche in seguito, e io mi auguro di no.

Per  me la stagione deve terminare adesso, senza vinti e senza vincitori. E’ la cosa più giusta.

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Lei ha giocato anche a Udine e Ferrara: è felice che la Spal dopo tantissimi anni di anonimato abbia trovato una dimensione da Serie A e che l’Udinese si sia confermata negli anni come una società di primissimo livello nel calcio italiano?

A Udine anche abbiamo conquistato la Serie A e avevamo una squadra fortissima con Balbo, Sensini, Mattei, Dell’Anno, Mandorlini, Giuliani. Davvero fantastica.

Sono stato un anno a Udine e poi ho fatto tre mesi in serie A per passare alla Spal.

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A Ferrara fu un anno bellissimo perchè io feci 10 gol, fui capocannoniere della squadra in 22 partite, perché arrivai ad ottobre. Ho dei bellissimi ricordi, tifoseria fantastica e sono davvero felice che sia in Serie A: ha un pubblico che si merita questa categoria.

Oggi nel calcio italiano e/o internazionale esiste un calciatore “alla Marco Nappi” : chi potrebbe avere un tipo di gioco simile al suo? il calcio è cambiato oggi le farebbero fare 40 metri palla in testa o l’avrebbero sgambettato dopo tre metri?

Per il palleggio di testa alla “foca monaca” sicuramente adesso avrei fatto anche 50 mt. Se vediamo i video, il difensore del Werder Brema voleva darmi una bella scarpata ma non è riuscito neanche a prendermi: ora ci sono più spazi, c’è il Var, c’è il difensore spietato che marca a zona e invece prima marcavano spietati a uomo ed era molto diverso.

Non cambierei il calcio dei miei anni con quello di adesso: ora è più ballerino, ci sono molti più errori in fase difensiva, se andiamo a vedere le partite finiscono 7-1. L’Atalanta ha vinto 3 volte 7-1. Finiscono 4-3, 5-4 e ci sono tanti gol.

Prima le partite erano molto più tirate e se perdevi 3-0 era perchè giocavi contro la Juventus o contro l’Inter o il Milan di Van Basten, Gullit o Rijkaard.

La differenza c’è ma nel mio calcio posso dire che andare in gol era molto più difficile.

Il giocatore che mi assomiglia nelle movenze, anche se fisicamente è più forte di me è Federico Chiesa della Fiorentina.

Marco, noi la ringraziamo infinitamente per lo spazio che ci ha concesso e oltre ad augurarle una brillantissima carriera, speriamo di riaverla spesso con noi perché è davvero un piacere parlare di calcio con lei.

A cura di Raffaele La Russa

Giornalista Pubblicista, Direttore Responsabile di Momenti di Calcio. Appassionato di calcio e laureato in Giurisprudenza presso l'Università Roma Tre

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