Nonostante la confusione domenicale che lascia mal pensare che i rigori vengono concessi o meno in base al colore delle maglie, la più importante novità regolamentare ovvero quello dei falli di mano in area è stata rinviata: il protocollo è rimasto così com’è, con tutti i suoi difetti interpretativi.
L’interpretazione, infatti, fa il paio con la discrezionalità degli arbitri: Il «chiaro ed evidente errore» che dovrebbe innescare le uniche «on field review» tollerate dal regolamento, lascia in realtà un margine troppo ampio.
Quest’anno ne abbiamo viste di tutti i colori: dal polpastrello alla scivolata, contrasti aerei, contatti bassi ma soprattutto sui falli di mano la confusione è regnata sovrana.
Come ricorda la Gazzetta dello Sport, abbiamo iniziato il campionato che se ne dovevano fischiare pochi, lo stretto indispensabile; abbiamo proseguito più o meno da metà stagione che andavano sanzionati praticamente tutti, per non sbagliare; ora stiamo procedendo in ordine sparso, in una confusione totale in cui non si sa più se conti ancora qualcosa l’involontarietà del gesto, se abbia più peso la colposità dell’effetto (sì, abbiamo dovuto imparare anche questo), e – da ieri – se si debba tenere più in considerazione la traiettoria del pallone o la congruità del braccio col resto del corpo.
Risultato? Non ci si capisce più nulla. La decisione di Abisso di punire con il rigore il braccio di Locatelli, è stata più spiazzante che scabrosa. Perché è arrivata dopo decine e decine di decisioni contrarie.
Prima, scrive sempre il quotidiano sportivo, avevamo almeno una certezza che se il pallone tocca prima un’altra parte del corpo non è rigore.
Ieri, invece, abbiamo scoperto che non è più così.
Chi ha ragione? Abisso o tutti i suoi colleghi che fino ad ora quel tipo di rigori non li hanno mai fischiati?
Rizzoli: facci sapere qualcosa anche a noi, non solo ai tecnici ai quali dovrai inevitabilmente chiedere scusa…

