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Fiorentina, ora attenzione alla zona retrocessione: storia di una squadra mal costruita in estate da Corvino e male allenata da Pioli

La Fiorentina non vince piu: l’ultima vittoria risale al 30 settembre con un 2-0 casalingo all’Atalanta.

Da lì l’inizio di una sera di prestazioni imbarazzanti della squadra viola che hanno palesato una sola certezza: la viola è una squadra più da retrocessione che non da Europa League.

Corvino l’ha costruita male in estate: manca il terzino destro (ci gioca Milenkovic che è un centrale): quello sinistro, Biraghi – che ha l’aggravante di giocare pure in Nazionale- ha un rendimento di neanche un quarto di Pasquale ceduto all’Empoli qualche anno fa.

Manca un centravanti di riserva per Simeone e manca almeno un’altra punta.

Flop clamoroso poi è quello di Pjaca e anche il portiere Lafont sembra ancora acerbo (troppi rinvii di pugno stile anni 70 quando però i portieri erano alti al massimo 1,80).

Poi veniamo a Pioli: tecnico senza idee è troppo aziendalista per aver accettato questo organico.

Clamorosi i suoi errori: Veretout al posto di Badelj è proprio una follia calcistica così come non aver dato un gioco senza palla alla viola che ne determina una lentezza esasperante e una incapacità cronica a segnare con la squadra avversaria piazzata.

Insistere con Biraghi che crossa per Simeone dalla trequarti (fatto anche contro i colossi Bonucci e Chiellini) e non provare Hancko sembra davvero un paradosso: Biraghi ha molti problemi a stoppare palla e ciò determina molte perdite di palloni.

Ma non è il solo: a centrocampo lo stop latita pure per Edimilson, Dabo e Benassi, giocatore quest’ultimo senza un ruolo preciso in campo.

Veniamo a Simeone: la sua involuzione preoccupa moltissimo.

Non segna mai, sbaglia gol facili quando si trova solo davanti al portiere e manifesta una preoccupante mancanza di lucidità in parecchie fasi della gara.

La squadra non lo aiuta: Chiesa è troppo egoista e il gioco offensivo latita.

Chiesa al momento sembra un fuoriclasse quando l’avversario è debole ma quando l’asticella si alza (ad esempio Juve) diventa un calciatore normalissimo.

Servirebbe una scossa, ma soprattutto un netto cambio di rotta, rivoluzionando l’intera area tecnica, dai dirigenti all’allenatore e ai calciatori.

Come nel 2012….

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