Manca poco meno di una settimana al raduno del Torino, prima della partenza per Bormio.
Mazzarri ha già le idee chiare: svela la Gazzetta dello Sport che quest’anno il Toro non giocherà con un modulo fisso anche se l’idea di base è il 3-5-2 dinamico, modulare, pronto a cambiare pelle a fisarmonica.
Ma niente integralismo: si vedrà spesso il Toro distendersi con il 4-3-3 o il 4-3-2-1, variabili validissime considerate le qualità del parco giocatori. Più che i numeri, ciò che conta sarà una duttilità tattica da insegnare senza trascurare nulla.
Non saranno fatti esperimenti durante la stagione, ciò su cui si lavorerà a Bormio sarà praticato per tutta l’anno: banditi improvvisazione e superficialità tattica.
Tutte le squadre di Mazzarri sono state costruite partendo dalla difesa a tre: attualmente il Toro ha nel ruolo Moretti, Nkoulou e Bonifazi, aspettando il rientro di Lyanco, oltre a un gruppo di giovani, ecco perché c’è fiducia che il mercato porti due centrali (uno di piede sinistro). Mancano almeno due elementi.
Mazzarri richiede giocatori di grande gamba, con una spinta dal potere devastante in grado di fare tutto il campo e in questo senso si spiega la scelta di Bruno Peres avendo già Ansaldi (un jolly, ambidestro) e De Silvestri; con Barreca in partenza mancano due innesti.
A centrocampo,scrive sempre la Gazzetta, si cerca un centrocampista centrale di buona tecnica (per dare il cambio a Rincon) e una mezzala mancina di fisico e sensibile al gol.
Affascinante il progetto Ljajic: stima altissima per il serbo, si lavorerà per una versione 2.0 con compiti da mezzala.
Senza trascurarne uno spostamento sulla trequarti nel 4-3-2-1 accanto a Iago o da punta bassa.
E poi c’è l’attacco, ultimo non a caso, terminale del lavoro di squadra e già al completo perchè il reparto offre abbondanza e qualità: la forza di Belotti e Niang, Iago, Edera, Berenguer (seconda punta o esterni) servono l’opzione 4-3-3.
Ancora c’è parecchio lavorto da fare per Petrachi e Cairo mentre Mazzarri non vede l’ora di cominciare.

