Como, l’analisi di Cesc Fabregas
Di due cose è certo. La prima è che il suo Como a Empoli ha giocato forse la partita più brutta dall’inizio della stagione certificata anche dalla sconfitta. La seconda è che la sua squadra può, anzi, deve, fare decisamente di più. E la sua ricetta ha un nome chiaro: aggressività. Cesc Fabregas non ha nè tempo nè voglia di piangere sul latte versato della terza sconfitta consecutiva della compagine di cui è allenatore. E, quando si tira fuori per lui la parola “crisi”, è categorico: “è una parola grossa- dice al quotidiano comasco La Provincia- la crisi, ora, c’è in Spagna”. Insomma, dice, d’accordo, la squadra non sta facendo faville. Ma quella parola va riservata alle situazioni davvero catastrofiche come purtroppo è quella dell’alluvione che ha colpito il territorio iberico, e specialmente la zona di Valencia.
Il pensiero alla sfida con il Genoa
Fabregas , adesso, ha nel suo orizzonte una sola parola: Genoa. E a preparare a dovere la partita con i rossoblù, anch’essi a nove punti e anch’essi al penultimo posto, si sta dedicando anima e corpo. Con il dubbio se cominciare l’atto numero dodici della stagione con il pungiglione di Belotti o con quello di Cutrone là davanti. E con tre defezioni sicure: Perrone, problema fisico, Sergi Roberto, noie muscolari e Van Der Brempt per stiramento all’adduttore. Alla squadra ha intonato un refrain chiaro: “voglio più aggressività e cattiveria”. Le stesse che cercava sempre di non farsi mancare quando vestiva le casacche di Arsenal, Barcellona, Chelsea e Monaco. E con una consapevolezza: contro i rossoblù sbagliare proprio non si può, perchè quei punti sicurezza sono come l’aria per respirare.

