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Oggi il congresso UEFA: Ceferin rischia una pesante stangata

Si tiene oggi a Parigi il 48esimo congresso della UEFA, mai così turbolento in 70 anni di storia del calcio internazionale. La sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha legittimato la Superlega ha messo il presidente Aleksander Ceferin in una posizione di tensione senza precedenti. Il numero uno del calcio europeo va avanti per la sua strada e tra ieri e oggi presiede le operazioni che delineeranno i prossimi tre anni di calcio internazionale nel Vecchio Continente sia a livello economico, sia di modalità.

Per quanto riguarda le squadre che parteciperanno alle coppe europee, il Comitato esecutivo ha già approvato 3,317 miliardi di euro, così suddivisi: 2,467 miliardi (74,38%) saranno distribuiti alle squadre che gareggiano in Champions e Supercoppa, 565 milioni (17,02%) per l’Europa League e 285 per la Conference League. Inoltre, vanno aggiunte le cifre destinate alla solidarietà e ai club non partecipanti, per un totale complessivo di 4,4 miliardi.

Ceferin rischia di trascinare la UEFA in un rischiosissimo percorso di tribunali con una richiesta danni da parte di A22 (la società che rappresenta operativamente il progetto Superlega) che potrebbe arrivare fino a 3,6 miliardi complessivi. Per che cosa? Per le regole restrittive e le minacce di sanzioni a livello economico che hanno bloccato la nascita del torneo nell’aprile del 2021, atteggiamenti poi dichiarati illegittimi, monopolisti e contrari ai dettami di libera concorrenza dell’Unione Europea. Insomma, c’è stata totale chiusura al dialogo, e anche nelle stanze di Nyon ci sono perplessità. Il voto alla riforma dei tre mandati, che permetterà la rielezione di Ceferin, ha già determinato lo scossone delle dimissioni di Zvonimir Boban, in contrasto con questo progetto, e sembra non trovare sponda né nella FA britannica, né nel presidente francese Emmanuel Macron, che vorrebbe evitare di esporsi senza andare sul sicuro. Lo snodo è delicatissimo, per la prima volta la UEFA è veramente in discussione.
Quest’anno la UEFA festeggia il suo 70esimo compleanno. Settant’anni di storia, tradizione, passione, unità, coraggio e creatività non possono essere semplicemente spazzati via, soprattutto quando i capitoli più emozionanti devono ancora essere scritti. La forza del calcio europeo sta nell’aderenza ad un modello semplice e chiaro, basato su valori comuni. E’ la democrazia, dove tutti possono sognare e le vittorie sono ottenute sul campo. Sia a livello di club che di nazionale, siamo ai vertici da decenni. E siamo abbastanza umili da attribuire questo indiscutibile successo al nostro modello unico, un modello basato sulla solidarietà, sugli investimenti, sull’unità, sul merito sportivo, sulle promozioni e sulle retrocessioni. In questo momento, alcune persone stanno cercando di calpestare 70 anni di storia. Stanno cercando di cambiare questo modello europeo di calcio, nonostante il suo successo. Dicono di essere i salvatori del calcio mentre in realtà stanno cercando di scavargli la tomba. Stanno interpretando la vittima quando in realtà non sono altro che predatori. Confondono il monopolio con l’unità. Stanno confondendo elemosina e solidarietà. In Europa conta una sola legge: la legge del mercato. Alcune persone pensano che tutto possa essere comprato. Tutto è in vendita. Le persone non sono altro che consumatori. Questa è una prospettiva sulla vita. Ma non è la nostra. Non è questo il tipo di società che vogliamo trasmettere ai nostri figli. Non è il tipo di Europa che immaginavano i suoi padri fondatori. Il visionario Jean Monnet diceva: “Non c’è futuro per i popoli d’Europa senza unità”. Aveva assolutamente ragione. Oggi, alcuni individui stanno cercando di dividerci in nome del libero mercato, spinti da un desiderio insaziabile di generare profitti sempre maggiori per pochi privilegiati. So che alcuni tifosi sono critici nei nostri confronti. Il sentimento anti-UEFA, anti-istituzioni e anti-establishment è diffuso. Ma lo prendiamo alla leggera. Perché sappiamo cosa rappresentiamo. Noi rappresentiamo un ideale; un fragile equilibrio tra interessi opposti. E questo ha un prezzo. I tifosi del calcio non sono stupidi… i tifosi sanno che il calcio non è in vendita. Non puoi comprare i sogni. Non puoi comprare il merito sportivo. Non si possono comprare i valori che rendono il calcio un gioco forte e glorioso. Non puoi comprare 70 anni di storia”.

Sono Alessandro Bertolino, appassionato di calcio sin da piccolo e grandissimo tifoso.

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