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Brasile, 2023 anno orribile: per Ancelotti la sfida sarà durissima

La sconfitta contro l’Argentina è stata l’ultima goccia in un 2023 da dimenticare tanto quanto il 2022

Dopo l’ennesima batosta Mondiale (la quinta consecutiva) e l’addio di Tite, i pentacampeones speravano di vivere una “transizione” serena, in attesa di annunciare l’approdo di Carlo Ancelotti sulla panchina a partire da giugno 2024. Invece, né Ramon Menezes, né Fernando Diniz sono riusciti a dare serenità e soprattutto quella continuità di risultati tanto agognata. Nessuna guarigione, nessuna rinascita. E così, a pochi mesi dalla Copa America, c’è più di qualche punto interrogativo, a cominciare dal più scontato: Carletto, chi te la fa fare? L’esperienza, la conoscenza di tanti elementi e l’ambizione potrebbero non bastare, perché quella che si prospetta è una vera e propria impresa titanica.

Le qualificazioni sudamericane sono lunghe (siamo solo a un terzo del percorso) e alla prossima Coppa del Mondo accederanno le prime sei in classifica, quindi è improbabile credere che la Seleçao possa restare fuori. D’altra parte le difficoltà sono evidenti e immaginare che il cambio alla guida tecnica possa essere la panacea (immediata) è quantomeno azzardato. Ancelotti – che attende sempre segnali dal Real Madrid per il rinnovo – ha fama di grande “gestore” di campioni più che di “insegnante” di calcio ma in questo Brasile ci sono pochissimi elementi che hanno carisma e personalità da vendere. La situazione attuale ricorda molto quella del Mondiale del 2014: manca l’unica vera stella e il castello faticosamente costruito crolla. A testimonianza di ciò c’è un dato eclatante: alle spalle di Neymar, il giocatore più prolifico ancora in attività è Coutinho (21 reti). Richarlison, Gabriel Jesus, Rodrygo e Vinicius jr., l’erede designato, sono lontani anni luce dall’essere determinanti, fuoriclasse. E O Ney, oltre ai tanti problemi fisici, ha quasi 32 anni.

È un problema generazionale, di un calcio che non riesce più a sfornare talenti in grado di spaccare le partite e di infiammare le platee. La differenza con l’Argentina e le migliori selezioni europee è evidente, forse non è mai stata così netta e per questo motivo il lavoro che attende il prossimo CT sarà davvero impegnativo: oltre agli aspetti puramente tattici, sarà obbligatorio ritrovare un po’ di spensieratezza. Un ritorno alle origini più che mai necessario per tornare a essere rispettati e ammirati.

(Fonte Tuttomercatoweb)

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