L’ex presidente della Juventus Andrea Agnelli è tornato a parlare. In una lunga intervista rilasciata al quotidiano olandese de Telegraaf riportata da molte testate italiane fra cui Calcio e Finanza
Agnelli ha ricordato il monopolio della UEFA e la necessità di costruire una Superlega. Ma l’ex numero uno bianconero si è soffermato anche sull’importanza dei campionati nazionali e sui rapporti con il presidente della UEFA Aleksander Ceferin.
Essendo in olanda, Agnelli ha deciso di parlare di focalizzare il suo esempio proprio sul paese di tulipani «Ajax, Feyenoord e PSV hanno bisogno dell’Eredivisie e viceversa. È necessario qualificarsi per la Superlega attraverso il campionato nazionale. Un campionato nazionale forte e paritario è nell’interesse di tutti. Se si fa un confronto con l’Europa, si nota la tendenza dei campionati nazionali a diventare sempre meno popolari nel sistema attuale. Manca l’emozione, i campioni sono fissi. Che valore ha il campionato francese con il PSG come campione eterno? O quello italiano, persino i campionati tedesco e spagnolo sono in declino. Solo la Premier League cresce sempre di più ed è una Superlega glorificata. La Premier League raccoglie circa quattro miliardi di euro all’anno, la Spagna circa la metà, la Germania 1,5 miliardi e l’Olanda 100 milioni di euro. Il dominio inglese minaccia anche il calcio europeo».
Vero, la differenza economica c’è e sarebbe bello che venisse limitata. Ma non ci è chiaro come la Superlega possa in questo modo farlo. La ricca Champions ha acuito questa situazione, e una ancor più ricca Superlega come potrebbe invertire la tendenza?
E poi, nella versione di Superlega che Agnelli aveva creato la possibilità di qualificarsi attraverso il campionato pareva non interessare molto all’ex presidente bianconero. E soprattutto di ben poco gliene fregava delle squadre olandesi
Piu ipocrisia che verità quindi.
L’intervista procede
Anche in Champions League, dai quarti in avanti «è tutta una questione di club inglesi e di altri tre o quattro club come Real Madrid, Barcellona, PSG e Bayern Monaco, con un’occasionale outsider come l’Ajax nel 2019.
Questa prevedibilità è la campana a morto per qualsiasi campionato. D’altra parte, è necessario creare le condizioni economiche e finanziarie per i club in modo che non perdano tutte le entrate in un colpo solo dopo una stagione negativa.
La Premier League utilizza a questo scopo il sistema del paracadute. I club retrocessi ricevono una compensazione finanziaria per alcuni anni. Nel contesto europeo, questo sarebbe anche un elemento da considerare per la nuova competizione europea».
Qui c’è sicuramente del vero. Anche se va precisato che il sistema paracadute esiste anche da altre parti, compreso in Italia. Ma anche qui ci sfugge come la Superlega dovrebbe rendere i campionati nazionali più interessanti. Se le big incassano i soldi di una ricchissima Superlega saranno sempre più ricchi e sebbene possano acquistare giocatori dalle altre squadre finanziandole, gli alti ingaggi dati ai giocatori creerebbero un sistema in cui i grandi big ruoterebbero solo fra poche squadre. Cosa che in parte si verifica anche adesso e che anche in questo caso la Superlega non risolverebbe, anzi ingigantirebbe
Poi, sul suo futuro in caso di sconfitta della Superlega davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, Agnelli spiega: «Ho 47 anni e quindi sono troppo giovane per non fare nulla. Come europeo impegnato ho piena fiducia nel tribunale, ma non voglio speculare sull’esito, anche se spero che la sentenza cambi lo status quo. Si sa, questo è il calcio e il motto della Juventus è “fino alla fine”. In altre parole, dobbiamo aspettare la Corte prima di poter completare il lavoro sul nuovo modello di campionato europeo.
Nei nostri piani gli interessi di tutte le parti interessate, club, tifosi, giocatori, sono al primo posto. Non come adesso, dove la UEFA è al primo posto in tutto. Senza possedere nulla. Controlla tutto, tutte le condizioni finanziarie, commerciali, legali e sportive.
Mentre la UEFA è di fatto responsabile solo della definizione della data e dei duelli nel contesto europeo. Sono i club a occuparsi dell’organizzazione vera e propria delle partite. Sono loro a fare tutto il lavoro».
Su questo passaggio il punto criticabile è solo quello legato al fatto che sembra parlare da dirigente juventino. Non lo è più e forse è meglio cosi al momento.
Che l’Uefa debba rivedere il suo ruolo e la gestione dei rapporti coi club è sacrosanto. Ma allora si dica chiaramente che la Superlega è uno specchietto per le allodole per far cambiare le cose in seno all’Uefa. Sarebbe una cosa per altro legittima e nessuno si scandalizzerebbe se i club chiedessero più soldi e tutela all’ente organizzativo monopolizzante in Europa
Infine, sui contatti con Ceferin dopo il lancio della Superlega del 2021: «In realtà, non ho alcun problema con lui. Quando mi chiama, rispondo. Con me l’amicizia e i sentimenti personali non si intromettono negli affari. Aleksander è il padrino di una delle mie figlie. Ne sono felice. È stata la scelta del momento. Ha promesso a Dio che, se mi succederà qualcosa, si prenderà cura di lei. Non si può dare o prendere indietro».
Non esprimiamo giudizi sui rapporti personali, ma la sensazione è che si sia molto addolcita la pillola.
Riassumendo la sensazione rimane sempre che il tentativo della Superlega fosse una mossa disperata da chi doveva trovare nuovi denari per non rischiare il default e che la si volesse far passare per una rivoluzione che avrebbe arricchito tutti e reso il calcio migliore, quando invece l’unica cosa che interessava era riempire ulteriormente le tasche dei pochi che avevano mostrato già ampiamente di averle bucate.
Ora, a distanza di anni, sembra invece un’arma con cui combattere attraverso minacce separatiste per ottenere di più dall’Uefa.
Ma tra scandali, plusvalenze, irregolarità finanziare di due delle sue promulgatrici, sembra che l’Uefa, in attesa della senteza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea , stia clamorosamente vincendo la partita
chimico, appassionato di calcio, di tattiche e statistiche

