A metà novembre Dazn scatenò polemiche di ogni tipo per la scelta di dire stop alla concurrency, ovvero alla doppia utenza: secondo l’indiscrezione de Il Sole 24 Ore, poi confermata dalla stessa piattaforma, non ci sarebbe più stata la possibilità di assistere ai vari eventi su due dispositivi in contemporanea. Alla fine, però, la scelta ufficiale della piattaforma Dazn fu quella di rimandare tale decisione alla prossima stagione, lasciando tutto intatto fino a giugno. Secondo quanto riporta proprio Il Sole 24 Ore, però, tale scelta non ha certamente fatto bene alla casse della società di streaming.
Sicuramente si possono individuare dei pro e dei contro in merito alle qualità della concurrency. Certamente, molti utenti hanno scelto ed accettato di sottoscrivere il servizio anche per la possibilità di assistere agli eventi di Dazn su due dispositivi in contemporanea. Dall’altra, però, come riporta Il Sole 24 Ore, la stessa Dazn ha evidenziato come la scelta della concurrency abbia evidentemente creato un calo del numero di abbonati: la stima è di circa un 20% di account utilizzati in maniera fraudolenta o, comunque, non corretta. Perciò, considerando i 1.9 milioni di abbonati al servizio, si possono stimare circa 500mila utenti “non paganti”.
Veronica Di Quattro, chief revenue officer Europe di DAZN, si è scagliata contro l’utilizzo della doppia utenza anche viste le ingenti perdite della piattaforma: “Le nostre condizioni di servizio stabiliscono chiaramente che l’abbonamento è personale e non cedibile. La concurrency consente di vedere contenuti in contemporanea su più dispositivi. Dal nostro monitoraggio abbiamo invece riscontrato che la funzionalità è sfruttata in modo scorretto da utenti che mettono in vendita una delle due utenze. Un cambiamento sarà quindi possibile ma in futuro, probabilmente dalla prossima stagione. Il nostro obiettivo, comunque, resta sempre quello di fornire un’esperienza flessibile all’utente e quindi introdurremo abbonamenti modulabili in base alle diverse esigenze, per esempio con forme di sottoscrizione familiare”.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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