E alla fine calcio offensivo fu. A un anno abbondante l’insediamento Fonseca ritrova quell’impostazione volta all’attacco che lo aveva messo sulla mappa calcistica d’Europa ai tempi dello Shakhtar Donetsk. Con la statistica che non lascia spazio a interpretazioni: 120 gol messi a segno nelle sue prime 60 partite dal allenatore della Roma, nella speciale classifica secondo solo a Herbert Burgess, tecnico romanista negli anni ’30. In questo avvio lampo bruciati due totem del calcio propositivo, Spalletti e Zeman, rispettivamente al terzo e al quarto posto. Un percorso non privo di ostacoli, iniziato lo scorso anno con un adattamento fisiologico al calcio italiano e proseguito con i soliti problemi invernali giallorossi. La crescita realizzativa però è stata costante, con una media gol che è passata dal 1,95 a 2 grazie anche e soprattutto alla svolta tattica operata da Fonseca.
Da 1,95 a 2 quindi, un piccolo movimento guardando i dati del 2019/20 e delle partite sin qui giocate nella 2020/21. C’è però una Roma prima e dopo la svolta a tre, datata 5 luglio 2020 in occasione – guarda caso – della sfida del San Paolo con il Napoli. Sin lì il suo classico modulo a quattro aveva portato a un bottino di 70 gol in 39 partite totali, media di 1,79 gol a partita. E Fonseca domenica tornerà proprio nello stadio azzurro, dove la Roma 2.0 è iniziata. Con l’obiettivo principale di limitare le tante bocche da fuoco di Gattuso, forte però di un equilibrio maggiore rispetto alla gara del luglio scorso. Nonostante le assenze – Smalling sulla via del recupero, Kumbulla positivo, Mancini e Ibanez in forse – la solidità difensiva ritrovata è stato uno dei fattori principali della rinascita giallorossa. La squadra infatti, con lo spostamento in avanti del baricentro e della zona di pressing, è riuscita a spingersi fino a trasformare quel dato fino a 2,38 gol a partita (21 reti in 50 gare). Un attacco che si è riscoperto tra i più letali della Serie A, ma non solo per il modulo.
Fonte: Forzaroma.info
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