Una stagione fantastica quella del 2009/10 per l’Inter e per Diego Milito. Il Principe, a 10 anni di distanza, ricorda quei giorni a ‘Sportweek’.
Il 29 giugno 2009 diventi ufficialmente un giocatore dell’Inter, ma quando arrivi a Milano? E chi ti accompagna?
“Il giorno non lo ricordo, posso dire che Milano la conoscevo bene perché ci andavo spesso a trovare i miei connazionali che sarebbero diventati compagni di squadra e che erano già amici: Zanetti, Cambiasso, Samuel. Quell’estate, prima di tornare in Argentina per le vacanze, mi fermai in città per cercare casa, così da guadagnare tempo e concentrarmi poi solo sul calcio. Dissi a mio padre che ero felice al pensiero che, da lì a qualche mese, pure io avrei fatto la Champions. Però, in quel momento, neanche immaginavo che sarei arrivato in finale, e che l’avrei decisa proprio io”.
Il primo incontro in sede all’Inter: chi ti accoglie?
“Tutto lo stato maggiore dirigenziale: il presidente Massimo Moratti, Marco Branca, Lele Oriali. Moratti mi strinse la mano e, con un gran sorriso, disse soltanto: “Benvenuto”. Nei miei cinque anni all’Inter lui si è comportato come un padre. Nei confronti di tutti, non solo miei. Per questo dico sempre che la mia gioia più grande, la sera di Madrid, vinta la Coppa dei Campioni, è stata vedere nei suoi occhi la felicità”.
E l’incontro con Mourinho?
“Mi aveva già chiamato al telefono per raccontarmi il gruppo, i suoi sistemi di lavoro… Poi mi chiese se volessi il numero 22 sulla maglia. Era quello che avevo indossato al Genoa. Gli risposi: “Mister, se è libero lo prendo volentieri…”. Disse: “Veramente è di Orlandoni, il terzo portiere. Ma stai tranquillo, gli parlo io”. Grande Orlandoni, è stato fondamentale nelle nostre vittorie: spirito sempre positivo, teneva su il gruppo”.
Tra di voi parlavate della possibilità di centrare il Triplete?
“Sì. Per noi era un sogno, e questo ci ha dato la forza di realizzarlo. Mou ci ripeteva che dovevamo sognare: “È bello che lo facciate, ma non dovete trasformare il sogno in ossessione”. Ci siamo riusciti e abbiamo vinto”.
Consideri il secondo gol al Bayern il tuo più bello di sempre?
“La finta con sterzata su Van Buyten e il tocco sull’uscita di Butt: bello, sì. Ma quello contro la Roma, nella finale di Coppa Italia, un destro in corsa a incrociare sul secondo palo, lo metto sullo stesso piano”.
Senti più tuo lo scudetto o la Champions?
“Mi sono goduto molto lo scudetto. Fu una sofferenza lunga un anno, a un certo punto sembrava che ci fosse sfuggito…”.
A Madrid, dopo la finale, dicesti: “Non so se resto”.
“Fu un errore. Nei miei anni all’Inter ho avuto offerte per andar via, ma quando si sta bene in un posto non bisogna lasciarlo. E io non l’ho fatto”.
Fonte: Intervista Sportweek
Redattore, appassionato di calcio italiano ed estero… Curo e seguo con molta attenzione tutti i migliori campionati esteri.

