I giocatori si lamentano: “Tre settimane di preparazione sono poche”. Il governo non ha ancora stilato le linee guida per le sedute di gruppo. Il 12 giugno è troppo presto.
Per il 19 giugno si prospetta la ripartenza della Premier League, e non più il 12 giugno poiché ci sono molti dubbi fra giocatori ed allenatori. I giocatori della massima serie inglese hanno paura di farsi male: la preparazione deve essere di almeno 4 settimane, dicono, non di tre. E in ogni caso c’è da risolvere il problema dei protocolli. La riunione di due ore tra lega, capitani e allenatori ha suscitato molti dubbi. I giocatori hanno espresso preoccupazione per la sicurezza, alcuni sono preoccupati sul “consenso” al rispetto del protocollo che gli viene richiesto perché potrebbe lasciarli legalmente esposti se fossero contagiati dal Covid-19. Invece per quanto riguarda gli allenatori ,riporta il Times, alcuni non sono convinti del ‘Project Restart‘ e soprattutto per il fatto che preveda non più di dieci giorni di allenamenti a pieno regime. Per giocare in sicurezza occorre più tempo, sostengono. Il vero problema comune dei giocatori ed allenatori è il protocollo attuale prevede per la prima fase soltanto l’ok degli allenamenti a piccoli gruppi e senza contatto fisico. I giocatori non sarebbero d’accordo a sottoscrivere il protocollo per la prima fase senza aver visto quello per la seconda, a pieno regime. Il problema è che non è stato ancora approvato. I club invece non sono soddisfatti per la questione che riguarda i tamponi: la Premier League ha stanziato quasi 5 milioni di euro per assicurarsi un certo numero di test, ma ai club è stato detto che verranno sottoposti al tampone soltanto 40 elementi. I protocolli potrebbero ritardare il ‘Project Restart’ e quindi di conseguenza far slittare la ripartenza della Premier League al 19 giugno.
(Fonte: Times)

