L’ex stella brasiliana dell’Udinese Marcio Amoroso ha parlato ai microfoni di Sky Sport, raccontando alcuni episodi importanti della sua carriera. Amoroso è stato l’ultimo brasiliano ad aver vinto il titolo di capocannoniere nel 98/99
“Mi fa molto piacere. E’ stato molto difficile vincere quel traguardo in una squadra di provincia come Udine. Affrontavamo tantissimi grandi difensori. Da solo non ce l’avrei mai fatta, merito della società e dei compagni. Per me è stato importantissimo, soprattutto per la mia carriera. Fare gol in Italia era molto difficile”.
Su Zico:
“Mi conosceva da quando ero giovane. Mio zio ha giocato con suo fratello nel Fluminense. Abbiamo una amicizia familiare di tanti anni. Quando sono venuto a Udine mi ha detto che dovevo fare bene come ha fatto lui. Conoscevo l’Udinese per Zico ed Edinho. Zico ha scelto Udine per l’amicizia che aveva con Edinho. Per noi brasiliani è stato importante avere lui, un fenomeno, come riferimento che ha scelto di mettersi in gioco in una realtà piccola. Avrei voluto vederlo più anni con la maglia dell’Udinese. Credo che anche lui sarebbe potuto diventare capocannoniere come me”.
L’Udinese di Zaccheroni:
“La fortuna è stata che ci allenavamo tantissimo, nemmeno i nostri compagni capivano i movimenti che facevamo io, Poggi e Bierhoff. La squadra era stretta con Bertotto, Calori e Pierini. In mezzo c’erano centrocampisti importantissimi come Rossitto, Giannichedda e Walem, che ci permettevano di poter correre un po’ meno. Avevamo sempre l’aiuto dei compagni, ma sudavo comunque molto. Se non ritornavo Zac mi dava delle manate in spogliatoio. E’ stato molto importante per l’inizio della mia avventura europea. Abbiamo litigato tantissimo, ma lo tengo nel cuore. Mi diceva che dovevo imparare di più, essere meno fantasista, più concreto perchè in Italia un fantasista prende tante botte. Uno a cui succedeva era Zidane. Io ero bravo in molte cose, ma mi ha detto: “O giochi davanti o con me farai tanta panchina”. Da lui ho imparato molto“.
Giocare con Bierhoff , com’è stato
“Non era difficile, Oliver era molto intelligente nei movimenti. Sia io che Paolo avevamo capito che dovevamo giocare molto vicini a lui e approfittare di quando lui saltava per appoggiarci la palla; noi dovevamo entrare in area e sorprendere la difesa avversaria“.
Poggi e il tridente delle meraviglie
“Con Paolo ogni giovedì provavamo gli schemi nelle amichevoli contro i dilettanti. Uno di quei giovedì volevo andarmene perché Zaccheroni non mi vedeva, non mi faceva giocare. Lui mi ha parlato per un’ora, mi ha detto di stare tranquillo, era sicuro che avremmo giocato assieme titolari nell’Udinese. Infatti con Oliver siamo poi diventati il tridente delle meraviglie“.
Vicino alla Juventus
“Sì, c’è stata la possibilità di uno scambio con Thierry Henry. Lui ha rifiutato, io sono rimasto a Udine. Lui poi è andato all’Arsenal, io sono rimasto a Udine ed è andata benissimo così. A Udine sono stato benissimo, ho ricordi fantastici a tutti i livelli“.

