Connect with us

home

L’Italia è nel panico: il calcio fa finta di niente…

Dopo l’ennesima sceneggiata del mondo del calcio andata in onda allora di pranzo con Parma e Spal che prima scendono in campo, poi vengono richiamati negli spogliatoi e poi rimandati in campo ci piace riportare un estratto di quanto pubblicato su La Repubblica a firma di Maurizio Crosetti che descrive magistralmente la,situazione paradossale che vive chi gestisce il calcio a fronte del dramma che sta vivendo l’Italia.

Mentre si dà l’assalto ai treni per fuggire dalle zone rosse, mentre malati e moribondi vengono spostati da un ospedale all’altro, da una regione all’altra perché mancano i posti in rianimazione, mentre ci si ammala sempre di più e sempre di più, purtroppo, si muore, la Serie A ricomincia a giocare come se niente fosse.

Quello che potrebbe sembrare, e forse anche essere, un segnale di speranza e resistenza umana rischia di diventare un tremendo segno di irresponsabilità, di irrealtà. Anche se oggi le porte degli stadi resteranno chiuse, ugualmente si sposteranno centinaia di persone, non spettatori ma addetti alle partite, e per addetti intendiamo tutti, da Cristiano Ronaldo al magazziniere.

Un movimento di massa che va esattamente nella direzione opposta rispetto alle direttive sanitarie mondiali.

Mercoledi scorso, con il paese in piena angoscia da virus e gli ospedali già sull’orlo del collasso, in Serie B si è giocata Spezia-Pescara a porte aperte: massì, festeggiamo un bel gol e magari abbracciamoci tutti.

Questo è assurdo, e non si vede come il campionato possa continuare. Il rappresentante dei calciatori, Damiano Tommasi stamattina con una lettera indirizzata ai vertici del pallone italiano ha chiesto di fermare tutto e il capo della Federcalcio, Gravina, ha detto che basterebbe anche un solo positivo per “non escludere niente”. E’ statisticamente impossibile che nessun atleta di serie A, com’è accaduto alla Pianese o allo stesso patron del Novara Calcio adesso, risulti prima o poi positivo al coronavirus.

Altri sport più lucidi, più a contatto con la realtà o soltanto meno prigionieri di una logica commerciale che muove milioni di euro, hanno già deciso di fermarsi. Quasi certamente nelle prossime ore o nei prossimi giorni, anche il grande calcio seguirà la stessa strada.

Non farlo espone anche a rischi collaterali che possono rivelarsi fatali: la gente che si ammassa nei bar e nei pub per guardare le partite, i tifosi scriteriati che vanno in pellegrinaggio ai centri di allenamento per esporre i loro striscioni, come hanno fatto alcuni ultras dell’Inter. Tutto questo va bloccato al più presto.

Mentre prosegue la triste conta dei morti è l’ora che lo sport, tutto, specialmente il più ricco, capisca che si può fare meno di lui per qualche tempo. E che non farlo metterà a rischio la vita di tantissima gente.

(Fonte La Repubblica)

Click to comment

Rispondi

Seguici su Facebook!

RSS Brevi Sport

Collabora con noi

RSS Dal mondo

More in home

Scopri di più da MomentidiCalcio.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere