La rinascita della Roma passa dall’intuizione tattica di Fonseca, che privo di centrocampisti ha spostato Mancini sulla mediana venendo ripagato con straordinarie prestazioni
L’arrivo quest’estate di Gianluca Mancini alla Roma era stato accolto con discreto scetticismo nell’ambiente romano: prelevato dall’Atalanta con la formula del prestito a 2 milioni e riscatto obbligatorio a 13, il centrale difensivo di Pontedera andava inizialmente a sostituire il partente (con non pochi rimpianti) Manolas, accasatosi al Napoli.
Dopo un precampionato nel quale Fonseca lo ha utilizzato con il contagocce, spesso preferendogli Juan Jesus e Fazio, addirittura Mancini si stava già guadagnando l’appellativo di oggetto misterioso strapagato, venendo bollato come un acquisto sbagliato ancor prima di far vedere le sue qualità. Fonseca invece stava lentamente facendo assorbire al giovane centrale il passaggio da una realtà bella e giovane come l’Atalanta, ad una piena di pressioni e insidie come Roma.
Piano piano Mancini ha cominciato a prendere fiducia, convinzione nei propri mezzi, anche commettendo errori come l’espulsione per doppio giallo a Bologna, ma scalando gerarchie di squadra e avvicinandosi sempre più al credo tattico del suo allenatore; con gli infortuni a centrocampo di Pellegrini, Diawara e Cristante, l’intuizione del tecnico portoghese si rivela vincente, spostando a centrocampo in coppia con Veretout proprio Mancini, in un ruolo tutto nuovo per lui.
Le prestazioni dell’ex Atalanta sono convincenti per determinazione, grinta, senso tattico e una qualità palla al piede che pochi si aspettavano, esempio tra tutti il lancio per Spinazzola propiziatorio al vantaggio giallorosso contro il Napoli; che si stia prospettando un futuro da centrocampista per Mancini? Il dubbio su chi giocherà in quel ruolo quando, si spera per la Roma, saranno tutti disponibili è d’obbligo: difficile al momento spostare da quella zona di campo un giocatore che sta stupendo tutti tranne uno, Paulo Fonseca, l’uomo che più di ogni altro ha creduto nelle potenzialità di un giocatore multifunzionale.
Filippo D’Orazio

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