In gergo pokeristico si direbbe un all-in. Tutte le fiche sul piatto, sapendo di partire con una coppia di assi – nel texas hold’em – oppure un punto alto (diciamo dal full in su) da servito in quello tradizionale. Perché è quello che sta facendo la Juventus nelle ultime settimane, diciamo pure da Cristiano Ronaldo in poi: alzare il brand, attirando campioni e cercando di vincere la Champions League. Che da sola non porta i soldi che vengono messi sul piatto per De Ligt – tra stipendio e acquisto – ma che poi ha la capacità di attirare investimenti, crescendo nel brand.
IL LIMITE – Perché la Juventus non può migliorare ulteriormente senza avere campioni che trascinando. Matthijs De Ligt è il ventenne (prossimo fine agosto) numero uno in assoluto, pronto per diventare il nuovo fenomeno del calcio mondiale. 75 milioni di euro, più 12 di ingaggio – netti – all’anno, con Mino Raiola che però sta lavorando a una exit strategy, una clausola per evitare di rimanere per sempre in bianconero, soprattutto se le cose non dovessero andare come auspicato.
I PARAMETRO ZERO – Oltre all’olandese sono arrivati anche Aaron Ramsey e Adrien Rabiot, entrambi a parametro zero (o dietro il pagamento di una commissione all’entourage, come per Can, costato 12 seppur in scadenza) che alzano il monte ingaggi di 15 milioni di euro netti. La nuova legge permette di avere sgravi, ma solo se certi profili arrivano dall’estero. Gli stipendi incominciano però a pesare e molto, dopo l’arrivo di Cristiano Ronaldo. Tanto da avere bisogno di plusvalenze: 113 milioni di euro nel 2018-19, 146 incassati.
CONTRATTI PESANTI – Così bisognerà capire cosa succederà a certi profili, come quelli di Khedira, ma anche e soprattutto di Dybala e Mandzukic. Molto onerosi e, almeno attualmente, leggermente fuori dalla progettualità bianconera. Così come Douglas Costa: il croato alla fine potrebbe anche rimanere, gli altri costano troppo, inserendo tra i cedibili anche Alex Sandro e Bonucci. Più o meno gli stessi che voleva dare via Massimiliano Allegri. Una curiosità per capire che, forse, il tecnico non sbagliava più di tanto.

Giornalista Pubblicista, Direttore Responsabile di Momenti di Calcio. Appassionato di calcio e laureato in Giurisprudenza presso l’Università Roma Tre

