A poche ore dall’avvento di Rocco Commisso alla guida della Fiorentina fanno rumore le dichiarazioni di Andrea Della Valle che lanciano un segnale forte al calcio moderno
“Gli ultimi mesi sono stati una sofferenza. Noi la Fiorentina l’abbiamo presa per passione e quando i tifosi ti contestano e vengono a protestare davanti ai tuoi negozi il segnale è chiaro: vuol dire che tutto quello che fai e dai è sempre interpretato nella maniera sbagliata”. Poche parole che vogliono dire molto quelle pronunciate da Andrea Della Valle. Frasi che simboleggiano un segnale di cedimento di una presidenza di fronte al malcontento dei tifosi. Dichiarazioni capaci di alimentare le contestazioni in altre piazze del calcio nostrano, stanche di gestioni di società di calcio analoghe a quelle di aziende dove il fattore emozionale viene posto in un angolino e tirato fuori nei momenti delicati della stagione nei quali serve riempire lo stadio. In fin dei conti, dunque, il cambio di rotta viola potrebbe rappresentare una vittoria per gli amanti del calcio romantico.
Ma è davvero così?
Per acquistare bisogna prima vendere
Per quanto si possa essere affezionati a “Tutto il calcio minuto per minuto”, i botteghini sotto lo stadio ed i calciatori che giurano amore eterno ad una squadra va riconosciuto che nel calcio attuale, in maniera ogni giorno crescente, il fatturato gioca un ruolo sempre più importante.
La nuova logica degli stadi di proprietà, l’avvento di emiri e sponsor miliardari e soprattutto il mercato dei diritti televisivi hanno rivoluzionato il calcio creando un abisso tra le società fruitrici di uno di questi benefici e le altre, obbligate a percorrere una via alternativa per sperare di colmare il gap.
La prima strada è quella delle plusvalenze. Sentiero impervio e rischioso che richiede necessariamente il possesso di un direttore sportivo leader nel settore ed anche talvolta fortunato.
Un terreno ripido e pieno di ostacoli quello delle plusvalenze. Si prenda l’esempio di Monchi alla Roma il quale, dopo una stagione coronata con il raggiungimento della semifinale di Champions League, non è riuscito con i milioni incassati dalle cessioni di Allison, Nainggolan e Strootman ad allestire una squadra sufficientemente competitiva per puntare in alto. Errori imperdonabili, costati caro all’ex ds del Siviglia tornato troppo presto in Andalusia ed allo stesso Pallotta, bersaglio da mesi di contestazioni serrate del tifo rinvigorite dall’addio forzato di De Rossi.
Il settore giovanile
La seconda via percorribile da una società desiderosa di puntare in alto, ma non in possesso di un capitale ingente è quello del settore giovanile.
Investire sul vivaio, far crescere piano piano i talenti per lanciarli nel calcio dei grandi è un canale non meno rischioso di quello delle plusvalenze altrettanto che però, se ben sfruttato, può condurre a grandi risultati.
Il Milan, grazie ai suoi ragazzi, ha risolto il problema portiere con Donnarumma e Plizzari in rampa di lancio, mentre l’Atalanta, complice lo straordinario lavoro di Favini, ha costruito intorno alla primavera una qualificazione in Champions League ed una logica di plusvalenze oculate con le cessioni di Caldara, Bonaventura e Conti tra gli altri. Cessioni che hanno riempito sempre più abbondantemente il fondo cassa di Percassi.
Tornando sulle sponde dell’Arno, la contestazione ai Della Valle ha avuto come primo risultato la cessione della proprietà della Fiorentina, ma il bello viene ora. Riuscirà Commisso a riportare in alto la viola senza dover lasciar partire i suoi gioielli o dovrà adattarsi alle logiche del calcio moderno? il futuro di Chiesa, sempre più vicino alla Juventus, sembrerebbe già un indizio di per sè interessante, ma siamo solo all’inizio.
Carlo Peroni

