In un clima di rivoluzione che sta investendo tutta la Serie A, a cominciare da tutte le altre big, il Napoli è la bella eccezione che qualcuno brama diventi regola. Dopo l’ultima stagione in cui il secondo posto è stato blindato a diverse giornate dalla fine e il cammino europeo è stato tutto sommato positivo, non sono comunque mancate le critiche dalla piazza, ma facendosi un giro negli ambienti dei top club italiani ci si accorge che, in fondo, quasi tutto invidiano il progetto Napoli e desidererebbero per loro le basi che il sodalizio partenopeo ha in vista della prossima annata. La squadra ha già le sue fondamenta e deve soltanto puntellare una struttura già molto solida a cominciare dalla panchina, su cui Carlo Ancelotti è ben saldo adesso e – secondo le sue dichiarazioni – per un bel po’ di anni ancora.
SPINA DORSALE. Come in ogni gruppo, ci sono i leader e i gregari. I primi servono ai secondi e i secondi servono ai primi, ma è chiaro che c’è qualcuno più imprescindibile di un altro. Le grandi conferme da cui ripartire costituiscono la spina dorsale della squadra, in senso letterale e figurato. Percorrendo verticalmente il campo, si comincia da Meret, la cui prima vera stagione in Serie A ha dato più gioie che dolori, soprattutto perché non è stato tediato dagli infortuni come in passato. Si passa poi per Koulibaly, considerato dai piani alti azzurri e dallo stesso Ancelotti tra i primi 3-5 difensori al mondo, un lusso del quale – nonostante le richieste non manchino – De Laurentiis e il suo allenatore non hanno alcuna intenzione di fare a meno. A metà campo s’arriva a Fabian, che conferma non è, anzi: trattasi forse della più bella rivelazione dell’anno. Poi Allan, che al netto delle voci di mercato è da considerare il miglior centrocampista di rottura del campionato. Si finisce con Milik, quarantasette presenze e venti gol al primo anno dopo il doppio infortunio che poteva segnargli la carriera, e Mertens, una rete in mano ma in doppia cifra anche con gli assist e autore di un finale di stagione entusiasmante.
CONFERME DIVERSE. Attorno, poi, girano tanti ingranaggi che, se funzionano perbene, vanno a formare una macchina più che competitiva. C’è Albiol, ad esempio, che quand’è sano rappresenta ancora una certezza difensiva di cui s’è tanto sentita la mancanza – anche numeri alla mano – nei mesi del suo infortunio al ginocchio. Ghoulam, tornasse quello pre-rottura del legamento, sarebbe uno dei migliori terzini sinistri d’Europa ed è per questo che Ancelotti l’ha confermato. Lui, di par suo, per ringraziarlo ha rinunciato alla Coppa d’Africa per proseguire il suo potenziamento muscolare e tornare il campione di prima. Zielinski, la cui grande pecca è sempre stata la continuità, ha un talento al di sopra della media e deve lavorare per aumentare le giornate sì e cancellare quelle negative. Callejon e Insigne, importanti per Ancelotti ma con storie opposte: uno costante e in odore di rinnovo, l’altro con tanti alti ma anche qualche basso e sullo sfondo il mercato. Younes e Maksimovic gli eletti di Ancelotti per mettere in dubbio la titolarità dei big. Nessun’altra squadra di Serie A può guardare al futuro con tante certezze e per capirlo basta dare una spulciata veloce a ciò che accade in altre parti d’Italia.
Redattore, appassionato di calcio italiano ed estero… Curo e seguo con molta attenzione tutti i migliori campionati esteri.

