Quando si parla di Adem Ljajic, inevitabilmente, il rischio è scivolare sul pavimento dei rimpianti per quell’imperdonabile spreco di talento portato in scena troppo spesso.
Scrive così la Gazzetta dello Sport questa mattina in edicola spiegando come Mazzarri ha iniziato a lavorare a una sua integrazione nel «Sistema-Toro» evitando d’imbrigliarlo in una rigida camicia tattica, senza catene, offrendogli quella libertà che si può concedere a un artista (spesso senza disciplina) che solo il genietto serbo può impersonare.
Nella mente di Mazzarri, nasce l’idea di avere un Ljajic multi-funzionale, libero di sviluppare il suo potenziale, spaziando in più posizioni. Un’apertura di credito alla sua fantasia, un pieno di fiducia, per dargli la possibilità di giocare in più ruoli, avere più spazio, godere di maggiore libertà negli ultimi trenta metri: trequartista, esterno di attacco a sinistra, mezzala alta o anche “nove” in linea con Belotti.
Con il desiderio di sperimentare, nel tempo, la sua adattabilità anche da mezzala sinistra in un centrocampo a 5, idea che avrà bisogno di verifiche in allenamento.
Nasce così la più grande sfida per il futuro granata: Mazzarri gli chiede di essere l’uomo che inventa e trova soluzioni, a tutto campo e di immettere in ogni partita un pieno di tecnica e qualità in questo Toro organizzato, fisico e votato al credo mazzarriano.
L’altro ieri Ljiajic ha strappato applausi in allenamento : chi lo conosce, scrive sempre “la rosea” sussurra di vedere un Ljajic diverso, forse qualcosa dentro gli sarà scattato, forse sta acquisendo la consapevolezza che, all’alba dei 27 anni non gli resta più molto tempo.
È tra gli incedibili, e non ci sta nemmeno pensando a cambiare aria: ha deciso di restare (ad oggi), attratto da un progetto che lo mette al centro del villaggio granata.
Ci sarà da sudare, impegnarsi e convincere ese la cura Mazzarri funzionerà, tra qualche mese, potremmo tornare a chiamarlo il «little Kakà», come lo ribattezzarono quando, minorenne, stupiva e divertiva.
Al Torino non vedono l’ora.

