Il Milan è atteso il 19 luglio alla prova del TAS dove i suoi legali proveranno a ribaltare la sentenza Uefa che ha squalificato i rossoneri per un anno dalle competizioni europee.
Compito difficile nonostante il fatto nuovo, ovvero l’avvento del Fondo Elliott al posto della vecchia proprietà cinese.
Si legge e si ascolta sui mass media che proprio su questa circostanza il Milan fa leva asserendo che, in sintesi, spariti i cinesi sono anche spariti i debiti e che quindi non vi sono più i motivi dichiarati in sentenza.
Non dovrebbe essere esattamente così.
Il Fondo Elliott è diventato proprietario del Milan in virtù dell’escussione di un pegno che tecnicamente è un diritto reale di garanzia.
Per essere chiari, Yonghong Li ha preso dei soldi in prestito da Elliott e in cambio ha dato in pegno (quindi in garanzia) le azioni del Milan.
Se Mr Li avesse restituito i soldi al Fondo Elliott sarebbe ancora proprietario: non li ha restituiti e quindi,in virtù dell’escussione del pegno, Elliott è diventato il maggiore azionista del Milan.
Quale è la differenza per ilricorsoal TAS? Elliott non è diventato proprietario per suo volere in virtù di una trattativa bensì solo perchè aveva legittimamente preteso la garanzia sui soldi prestati a Mr Li.
Quindi, chi assicura l’UEFA che Elliott, diventato proprietario suo malgrado, ora può garantire la continuità aziendale? chi può assicurare l’Uefa che, viceversa, il Fondo Elliott non faccia equilibrismi finanziari per gestire i soldi investiti nel Milan per poi rivendere al migliore offerente (ipotesi probabilissima)?
E soprattutto, il Fondo Elliott di mestiere non fa il gestore di società di calcio – ma caso mai ci investe sul calcio per guadagnarci – e quindi come può al riguardo rassicurare l’Uefa?
Auguriamo,ovviamente, al Milan le migliori fortune perchè l’Europa League è stata guadagnata sul campo e non dovrebbe spettare a un tavolino toglierla ma il ricorso al TAS è davvero difficile che possa essere accolto.

