Giunto in Serie A in modo alquanto rocambolesco, il Benevento ha evidenziato i problemi della Serie B. Cuore e tenacia non sono bastati ai Sanniti per cancellare il gap di categoria.
Campionato, voto: 5 d’incoraggiamento
Vi chiederete come si possa dare 5 ad una squadra che era praticamente retrocessa già a dicembre, quando realizzò il suo primo punto grazie al fortunoso gol di Brignoli contro il Milan. Il motivo del voto è che, a differenza di altre squadre già palesemente spacciate dopo 10 partite, il Benevento ha continuato ad onorare la Serie A fino alla fine, a livello sia societario, sia di risultati. Il girone d’andata, con l’esonero di Baroni dopo la nona giornata e l’arrivo di De Zerbi, era stato un vero disastro, ma quello di ritorno è stato più che onorevole. Iniziato con la vittoria per 3-2 con la Sampdoria, condito dallo 0-1 col Milan a San Siro.
Cosa ha sbagliato il Benevento? È facile additare la falsa partenza (record europeo di sconfitte consecutive), ma come può una squadra che ha raccolto 0 punti nelle prime 14 giornate totalizzarne 21 nelle altre 24 (media di 0.89 a partita)?
Il Benevento arriva in A dopo i play-off, cui partecipa in virtù del quinto posto ottenuto in Serie B, totalizzando però 9 punti in meno della terza, il Frosinone. La stagione 2016-2017 per i Sanniti era quindi finita l’8 giugno dopo ben 48 partite, mentre quella successiva è ricominciata neanche un mese dopo, con le prestigiose amichevoli estive contro Eintracht Frankfurt e Al-Hilal. Quindi con tempi molto stretti per la preparazione fisica ed il riposo.
Allestire in due mesi una squadra da Serie A, avendo in rosa molti giocatori senza alcuna esperienza nella divisione, è molto complicato. In estate il presidente Vigorito ha investito più di 10 milioni per Belec, Antei, Costa, Armenteros e Letizia, oltre ai prestiti onerosi di Lazaar, Venuti, Iemmello e Cataldi.
Arrivati a gennaio con appena 4 punti, Vigorito e l’allenatore De Zerbi non si sono dati per vinti e hanno attuato una serie di operazioni che sembravano folli, ingaggiando calciatori come Sandro, Sagna, Djuricic, Diabaté e Guilherme, nonché l’esperto portiere Puggioni. Anche il breve ritorno di Lucioni ha giovato: con il capitano in campo il Benevento ha ottenuto 6 punti in 8 partite, subendo 17 gol (cioè 2,13 reti a partita, poco meno della media stagionale di 2,21) e segnando il primo clean sheet (alla fine saranno quattro in tutto).
Alla fine il Benevento ha totalizzato 21 punti, superando il Pescara 2016/2017 di 3 lunghezze ed evitando di diventare la peggior squadra di sempre nel campionato a 20 squadre. È riuscito in questa piccola impresa, che a gennaio sembrava impossibile, grazie alla fiducia, ricambiata, mostrata dalla società ai giocatori e allo staff tecnico, riuscendo così a non falsare completamente la Serie A.
Coppa Italia: sv. Una sola partita, ad inizio agosto, contro il Perugia. Persa 4-0.
Marco Violi

