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Lazio, Sarri quest’anno non vincerà trofei ma ha compiuto comunque un miracolo: ecco quale…
Il secondo posto della Lazio tale anche in caso di restituzione dei 15 punti di penalizzazione alla Juve se sarà confermato a fine stagione si tratterebbe del miglior piazzamento dell’era Lotito
Da quando, nell’estate 2004, l’imprenditore romano è diventato presidente del club, come ricorda Sportmediaset, la Lazio di Lotito era riuscita al massimo a centrare il terzo posto: nel 2007 con Delio Rossi in panchina e nel 2015 sotto la guida di Stefano Pioli. In passato nei campionati a girone unico soltanto in altre tre occasioni la Lazio (che in bacheca ha due scudetti targati 1974 e 2000) si era piazzata seconda: nel 1937 alle spalle del Bologna, nel 1995 dietro alla Juventus e nel 1999 a un solo punto dal Milan scudettato.
E’ alla sua seconda stagione alla guida della Lazio, proprio lui, il comunista Sarri sulla panchina di una squadra la cui tifoseria è tra le più a destra del panorama ultras.
Al primo anno di Lazio un anonimo quinto posto con solo qualche sprazzo di quel “sarrismo” che ha spesso fatto innamorare i tifosi delle sue squadre. Poi il salto di qualità in questa stagione: è bastato un oculato rinnovamento del settore difensivo per blindare la retroguardia biancoceleste e lanciare la Lazio sulla scia del Napoli. Nuovi i portieri (con Provedel che ha presto tolto il posto al portoghese Maximiano), nuova la coppia di centrali con gli arrivi dal Verona di Casale e dal Milan dello svincolato e rigenerato Romagnoli. Proprio l’ex rossonero è il regista impeccabile della difesa meno battuta della Serie A: che ha incassato solo 20 reti e che in 18 occasioni su 30 ha tenuto chiusa la porta. Tra i meriti di Sarri, poi, soprattutto il recupero di un Luis Alberto che a inizio stagione sembrava un corpo estraneo al gioco sarriano e che invece – pur con la coda di qualche polemica – si è inserito al meglio in una mediana di qualità al fianco del solito Milinkovic Savic e del regista Cataldi, finalmente padrone del centrocampo biancoceleste dopo tante annate da precario.
E infine il “miracolo” dell’attacco: il secondo del campionato dopo quello del Napoli pur con un Immobile a mezzo servizio (e il capitano dopo l’incidente di ieri mattina salterà almeno altre due-tre partite). Il gioco di Sarri ha esaltato un Zaccagni per la prima volta in doppia cifra e miglior marcatore italiano del campionato e ha regalato una seconda giovinezza a Felipe Anderson: il brasiliano, in passato più sregolatezza che genio, sta disputando a 30 anni la sua miglior stagione in carriera con Sarri che lo ha utilizzato in tutte le 90 partite della sua gestione laziale.
Fuori dalla Coppa Italia e dalle coppe europee, Sarri neanche quest’anno vincerà qualcosa. Il suo palmares è fermo all’Europa League conquistata con il Chelsea nel 2019 e allo scudetto juventino del 2020. Ma nel suo caso vincere non è mai stata l’unica cosa che conta…
(Fonte Sportmediaset)