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Juve, gli ultimi bilanci in rosso finiti sotto inchiesta sono la fotografia di una pessima gestione: la verità è dietro l’angolo

Il secondo rinvio dell’assemblea degli azionisti Juve, dal 25 novembre al 27 dicembre, non è di certo una buona notizia. Significa che la scrittura e conseguente approvazione del bilancio 2021/22 è più complicata del previsto. Perché non è facile spiegare e giustificare una contabilità aziendale in perdita di 250 milioni, la peggiore di sempre per una società come la Juventus.

 

 

 

 

 

 

 

Lo diventa ancora di più soprattutto quando da mesi si hanno puntati addosso gli occhi della magistratura, che ha già contestato i rendiconto dei tre precedenti esercizi gestionali , e quindi il margine d’errore sul prossimo diventa minimo.Anche la Consob (con la quale è in atto un braccio di ferro) ha voluto vederci chiaro, ed infatti ha già imposto alla Juve di riscrivere i bilanci finiti sotto inchiesta. Bisogna quindi sistemare per bene anche quest’ultimo, prendendosi tutto il tempo necessario consentito dalla legge. L’imperativo è: vietato sbagliare, pure le virgole.

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo hanno raccomandato gli organi di controllo della società allo stesso consiglio d’amministrazione, che ovviamente adesso procede coi piedi di piombo. Alla Juve è comunque la prima volta che accade una cosa del genere, e proprio per questo la situazione va attenzionata, in quanto potrebbe essere foriera di novità in un futuro prossimo.Non immediate, però. Vero che alcuni quotano le dimissioni in blocco dell’intero cda per il giorno dell’assemblea (cioè il 27 dicembre prossimo), ma non sembra essere lo scenario più realistico nel breve. Più probabile che i membri del consiglio colgano l’occasione per annunciare un loro disimpegno futuro nel caso in cui l’inchiesta della magistratura sfociasse – come probabile – in rinvii a giudizio. In quel caso, la loro sostituzione diventerebbe possibile.

 

 

 

 

 

 

 

Quanto agli altri dirigenti, la valutazione è in corso da tempo da parte della proprietà. Perché, al di là delle difese di facciata, il silente John Elkann non è proprio così contento della recente gestione societaria fatta dal cugino nell’ultimo triennio, quella appunto dei 3 bilanci finiti sotto inchiesta. Alla luce soprattutto dei tre aumenti di capitale finanziati in larga parte proprio dal principale azionista.

 

 

 

 

 

 

Com’è possibile, si chiede Elkann, si sia arrivati alla perdita record di 250 milioni, nonostante i quasi 800 “regalati” al club proprio per poter sistemare i conti? Significa che la gestione non è stata affatto virtuosa, come invece sostengono con forza alla Continassa.Per cui non ci sarebbe da stupirsi se, insieme al possibile rinnovo del cda, si approfittasse per un rimpasto generale. In concomitanza con il centenario degli Agnelli alla Juve, che scatterà proprio nell’estate del 2023.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un anniversario che diventerebbe il pretesto per varare un nuovo inizio, a tutti i livelli aziendali. Finora Andrea Agnelli ha dimostrato di avere 9 vite, come i gatti: i casi Suarez e Superlega non gli hanno procurato contraccolpi diretti e la sua presidenza appare ancora salda. Se però l’inchiesta Prisma dovesse travolgere pure lui (e la richiesta dei domiciliari, poi respinta dal giudice, non induce all’ottimismo) a quel punto lo scenario potrebbe cambiare ed Elkann invitarlo a farsi da parte. L’ora del bilancio (definitivo) si avvicina.

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