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Sarri torna da perdente, la sua Lazio tradisce e viene buttata giù dalla concretezza della Juve

Cinismo, solidità e concretezza sotto porta: stavolta brandiscono queste skill in testa al povero Maurizio Sarri, probabilmente godendoci il doppio: la sua Lazio finisce stritolata sotto la pressa di una Juve solida, che non fa niente di che ma lo fa molto bene. Tatticamente, si è decisa la partita. Sul cinismo, la Juve l’ha stravinta. 
Il cinismo Juve non si vede solo quando, prima Rabiot e poi Milik, propiziano i due gol in ripartenza veloce di Kean. Si vede soprattutto nella gestione del gioco, dei talenti della Lazio, della partita in tutte le sue fasi. Un cinismo solido, con sicurezze aumentate da qualche giornata a questa parte, rinvigorite dal progressivo ritorno dei super-talenti. La Lazio, dalla sua, non riesce ad essere, al contrario, spensierata. Ci crede, ci prova, ma capisce sin da subito che sarà una serata dura. Il primo tempo è segnato da un possesso palla sterile, con qualche sortita pericolosa, qualche balletto dei difensori Juve. Ma dopo il gol subito la Lazio sembra perdere sicurezza, e non riesce ad infrangere la gestione cinica e attenta della Juve. Sarri contro Allegri finisce così: col tecnico del corto muso che ne fa 3.
Il simbolo di questa Lazio un po’ rintuzzata e spenta è Milinkovic Savic. Con l’avvicinarsi dei Mondiali, cruciali forse per la carriera del serbo, il pensiero non può che andare a questa competizione. E si vede tutto il peso di questa prospettiva quando Locatelli tocca duro il top player della Lazio, che immediatamente si spaventa, e dopo pochi minuti esce. La Juve la vince l’autorità, la Lazio la perde di vacuità. Tutta ben rappresentata dall’ingresso di Luis Alberto: ok è tutto chiuso, la partita sembra già ampiamente compromessa, ma lo spagnolo veramente rappresenta bene l’infruttuosa ricerca della Lazio di fare qualcosa nella ripresa. Qualcosa che non avviene, non si concretizza, rimane sospesa per aria. E nel frattempo la Juve ne fa 3. 
I takeaways di questo match sono evidenti: serve una Lazio più tonica e creativa e viva, che non viene da un tour de force, per battere la Juve. La squadra stanca che abbiamo visto a Torino è ovviamente il risultato di un calendario folle, faticoso, che ha portato a questi Mondiali orrendi, lordi di sangue e dollari. Una Lazio spenta e poco pericolosa, tranne nel finale, con orgoglio, non riesce a chiudere bene un ottimo torneo di apertura, per dirla all’argentina. Ma non deve dimenticare cosa l’ha portata così in alto, in zona buonissima: un bel possesso, una difesa solidissima, e tanto divertimento. Ora serve il calciomercato, lo diciamo a gran voce da subito, perché da gennaio comincerà un altro campionato. E sappiamo tutti cosa serve, e quanto si merita, questa squadra e il suo allenatore, un aiuto da Lotito.

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