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Milan, si poteva fare di piú? Tifosi e proprietà si dividono: alla nuova proprietà andrebbe bene il quarto posto

Riflessioni in ottica Milan. La visione speculare è quella di un ambiente diviso. Infatti ci sono due piani distinti per leggere l’attuale momento del Milan. C’è quello del tifoso, che vede il Napoli pericolosamente in fuga, teme di chiudere la prima parte di stagione all’altezza delle vituperate e già battute Juventus e Inter, e si chiede se a gennaio arriverà o no qualche giocatore per fare più forte la squadra e provare a rivincere lo scudetto, se Leao e Bennacer rinnoveranno, se De Ketelaere tornerà più forte dall’esperienza mondiale.

 

 

 

 

 

 

 

E poi c’è quello della proprietà (meglio restare vaghi coi nomi) che festeggia l’approdo agli ottavi di Champions come una vittoria (sono soldi), aspetta con fiducia la maturazione degli investimenti estivi (come quando si compra un titolo o un bene e si aspetta che frutti il giusto per poi venderlo) e poco si preoccupa se finora non sono stati utili alla causa di PiolDel resto, il presidente Scaroni ha detto più volte, anche la scorsa primavera in piena volata scudetto, che il quarto posto è il vero obiettivo del club, per giocare la Champions e restare nel circolo virtuoso e ricco del calcio europeo. Gli ultimi 10 giorni hanno prodotto effetti devastanti sulla classifica rossonera: 4 punti in 3 partite fra Torino, Spezia e Cremonese, 5 punti in meno di Napoli e Juventus, che hanno sempre vinto, persino 1 in meno dell’Inter, che pure ha perso contro la i bianconeri. Resta una partita, sulla carta difficile per tutti, anche per il Napoli che sfida in casa l’Udinese.Chissà quale sarà domenica sera la classifica che ci porteremo dietro per 52 giorni, fino alla ripresa del 4 gennaio.

 

 

 

 

 

 

 

Però esiste l’aritmetica possibilità che la Juventus – per 3 mesi criticata da tutti, noi per primi – finisca addirittura davanti al Milan, che nello scontro diretto di inizio ottobre aveva vinto con merito largo. Vogliamo allora dirlo che anche il Milan sta facendo meno di quanto avrebbe potuto e dovuto, da campione d’Italia in carica? Vogliamo dire che la qualificazione agli ottavi di Champions era dovuta, visto il livello del girone, di certo il più semplice fra quello delle 4 italiane? Vogliamo dirlo che oggi la squadra è meno forte, meno bella, meno tutto rispetto a quando fra marzo e maggio volava incontro allo scudetto?

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Milan non è stato rinforzato, lo dice indirettamente Pioli ogni volta che fa una formazione e punta sostanzialmente sempre sugli uomini dello scorso anno. Gl’infortuni hanno fatto il resto: giocare per due mesi col portiere di riserva, per non citarne che uno, non sarebbe stato semplice per nessuno. Pioli che certo non è esente da responsabilità, ma che per quanto fatto in questi anni godrà a lungo di immunità e perciò può continuare a fare tutto l’immaginabile per snaturare Theo e Leao, i veri punti di forza della squadra. Inutile scendere qui in analisi tattiche, così come è inutile sorridere di fronte a chi aspetta il ritorno del 41enne Ibrahimovic per offrire una valida alternativa in attacco al 36enne Giroud. Si fa prima a dire che nel caso si è fatto qualche errore di mercato e programmazione, perché sbagliano anche quelli bravi (ma che Origi fosse… Origi si sapeva anche a marzo, quando è stato bloccato).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal 5 dicembre, il Milan avrà un nuovo amministratore delegato. Giorgio Furlani, 43 anni, che per assumere il ruolo si dimetterà da quello di responsabile degl’investimenti del fondo Elliott, per cui ha lavorato 12 anni, come a provare a tutti una volta di più che RedBird è cosa diversa da Elliott. Nessuna sorpresa, dal momento del passaggio di proprietà sapevamo e scrivevamo chi sarebbe stato il sostituto di Ivan Gazidis, che esce dall’operazione Milan con la buonuscita di circa 20 milioni, frutto proprio della cessione. Non cambia il presidente, era Scaroni con Elliott è Scaroni con RedBird, che non dimentichiamolo mai, si fa prestare da chi vende, metà dei 120 milioni con cui compra. Non cambiano nemmeno gli obiettivi e se il tifoso vorrebbe subito la seconda stella, alla nuova proprietà come alla vecchia bastererebbe finire fra e prime 4 per dire di aver centrato l’obiettivo. E meglio ancora se nel frattempo gl’investimenti cominciano a fruttare (perciò dei contratti di Leao e Bennacer parleremo un’altra volta).

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