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Seria A, la rosa dell’Ambrosiana vittoriosa del campionato a girone unico nella stagione 1929/1930

Abbiamo parlato del primo campionato di Serie A a girone unico che si svolse nel 1929/1930.

Ripercorriamo in breve le carriere della formazione titolare dell’ Ambrosiana che si laureò campione.

Il primo il portiere Valentino Degani crebbe calcisticamente nell’Inter giocando per oltre un decennio.

Fu un portiere dalle grandi doti atletiche e dal notevole colpo d’occhio; per questo era soprannominato dai compagni Saltarello, ma per i tifosi interisti era Pantera.

Nel 1929/1930  risultò decisivo per la vittoria del terzo scudetto interista. Smise di giocare nel 1937.

Non giocò mai in Naziinale Maggiore ma fece parte della spedizione italiana alle Olimpiadi di Amsterdam del 1928, che si conclusero con la vittoria della medaglia di bronzo da parte degli azzurri.

Pietro Serantoni vinse il primo campionato di Serie A nella stagione 1929-1930 trascinando la squadra nerazzurra, andando a segno ben 16 volte.

Rimase a Milano fino al 1934, per poi passare alla Juventus con cui vinse il suo secondo scudetto personale.

Nel 1936 si trasferì alla Roma con la quale giocò fino al 1940.

In nazionale nel 1934 giocò la celebre partita contro l’Inghilterra passata alla storia come la “battaglia di Highbury”.

Fu chiamato da Pozzo per il campionato del mondo 1938 nei quali fu titolare fisso, vincendo la Coppa Jules Rimet.

Guido Gianfardoni era un terzino dal gioco essenziale, forte colpitore di testa, inizia a giocare nella Virtus La Spezia prima di passare al Novara.

Dalla stagione 1923-1924 è alla Juventus, dove gioca per tre stagioni, vincendo uno scudetto.

Dal 1926 è all’Inter, dove vince da protagonista lo scudetto 1930.

L’anno dopo subisce un grave infortunio, che ne pregiudica la carriera.

Gioca la sua ultima partita in nerazzurro il 25 giugno 1933 (Inter-Napoli 3-5).

Nell’Inter gioca complessivamente 128 gare con 1 gol segnato.

Gioca con lo Spezia e passò ad allenarla conquistando una promozione nel campionato cadetto.

Sembra avviato a una grande carriera da allenatore, ma un male incurabile lo stronca nel 1941, a soli 40 anni.

Luigi Allemandi difensore si laureò campione del mondo con la Nazionale italiana nel 1934.

Nel 1925 fu acquistato dalla Juventus dove in maglia bianconera stabilì nella stagione 1925-26 il record d’imbattibilità del calcio italiano (934′) insieme a Virginio Rosetta e il portiere Gianpiero Combi.

In maglia nerazzurra vinse lo scudetto del 1929-30 e fu ceduto alla Roma nel 1935 per passare nel 1937 al Venezia in Serie B concludendo la carriera nella Lazio.

Antonio Blasevich centrocampista di origine jugoslava giocò nelle squadre di Spalato, il Jug e l’Hajduk e ottenuta la cittadinanza italiana nel 1922 approdò alla Triestina.

Viene ceduto all’Ambrosiana nella stagione 1928-1929.

In nerazzurro rimase tre anni, disputando campionati di alto livello.

Nella stagione 1929-1930, segnando 14 gol su 32 presenze, diede un contributo fondamentale alla vittoria del terzo scudetto meneghino.

Lasciò la squadra nel 1931, dopo aver collezionato 96 presenze e 41 gol.

È stato il primo calciatore nerazzurro a segnare in una coppa europea contro la squadra ungherese dell’Újpest FC valida per la Coppa dell’Europa Centrale.

In seguito giocò nel Palermo, contribuendo a una promozione in Serie A e a tre salvezze consecutive da parte della squadra siciliana.

Concluse la sua carriera ad alto livello nel Napoli.

Enrico Rivolta esordisce ai massimi livelli nella stagione 1922-23.

Per un decennio è un punto fermo dell’Inter.

Nella squadra nerazzurra, di cui è anche capitano gioca complessivamente 265 partite, (54 gol segnati) e vince uno scudetto nel 1929-1930.

In seguito si trasferisce al Napoli disdicendo un contratto a migliori condizioni con la Sampierdarenese per concludere la sua nel Milan e poi nel Crema.

In nazionale gioca il torneo olimpico di Amsterdam 1928 conquistando il bronzo.

Disputa anche tre gare con la Nazionale B segnando un gol.

Armando Castellazzi centrocampista e Campione del Mondo con la Nazionale italiana nel 1934.

Crebbe calcisticamente nell’Inter e per un decennio diventa il punto fermo della squadra neroazzura con la quale giocò per tutta la carriera.

Mediano difensivo dalla notevole continuità di rendimento, con la squadra milanese vinse uno scudetto nel 1930.

Ritiratosi dall’attività agonistica dopo 261 presenze e 16 gol, nel 1937 si siede sulla panchina dell’Inter.

La sua prima stagione si concluse con un settimo posto.

L’anno successivo l’Inter conquistò il quarto scudetto della sua storia, divenendo così a trentatré anni il più giovane allenatore in assoluto a laurearsi campione d’Italia nella Serie A a girone unico.

Giuseppe Ferruccio Viani centrocampista ma con ben 639 presenze è quinto assoluto nella classifica di presenze degli allenatori in Serie A.

Nel 2018 ottiene un riconoscimento alla memoria nella Hall of Fame del calcio italiano.

Cresce calcisticamente nelle file dell’Olimpia di Treviso in Terza Divisione e del Treviso in Prima Divisione.


Nel 1929 viene ceduto, assieme a Umberto Visentin, all’Ambrosiana.

Nella stagione 1929-30 vince lo scudetto con la squadra milanese.

Dopo sei stagioni nell’Inter gioca con la Lazio, Livorno e Juventus.

Termina la sua carriera calcistica tra il 1940 e il 1943 nel Siracusa e nella Salernitana.

Alcune fonti lo indicano come il primo allenatore ad introdurre il ruolo del libero.

Viani sfruttò al meglio l’invenzione del Vianema e fu uno dei primi ad introdurre il ruolo del libero in modo sistematico.

Il Vianema si configurò come una revisione del sistema da cui ebbe in seguito origine il catenaccio all’italiana.

Nei suoi ultimi 3 anni da calciatore cominciò anche ad allenare, diventando allo stesso tempo “Allenatore-Giocatore” del Siracusa e poi della Salernitana.

Dopo due anni di inattività allenò il Benevento, con cui vinse il campionato di C.

Viani ritornò alla Salernitana, in Serie B. Con i campani conquistò la promozione in Serie A adottando un modulo tattico originale.

Diventò tecnico della Lucchese, per l’anno 1948-1949 e per un biennio (dal 1949 al 1951), divenne tecnico del Palermo.

In seguito alla prima e unica retrocessione della Roma in Serie B, avvenuta nella stagione 1950-1951, venne scelto come allenatore dei giallorossi, con il quale conquistò immediatamente la massima serie.

Per un quadriennio, dal 1952 sino al 1956, fu chiamato alla guida del Bologna, con cui ottenne dei risultati di alta classifica.

Nel 1956 fu ingaggiato dal Milan, che condusse da allenatore fino al 1958 e in qualità di direttore tecnico dal 1958 al 1965.

In questi nove anni vinse 3 scudetti (1956-1957, 1958-1959 e 1961-1962) e la Coppa dei Campioni 1962-1963 dopo aver perso la finale del 1958 con il Real Madrid.

Come direttore tecnico perde la quarta edizione della Coppa Intercontinentale 1963, dove si affrontarono il Milan e il Santos.

Tra il 1958 e il 1960 fu nominato commissario tecnico della Nazionale italiana e ricopri il ruolo di D.T. della Nazionale Olimpica italiana.

Dopo l’avventura nel Milan diresse il Genoa, poi ancora il Bologna e infine l’Udinese.

Leopoldo Lodovico Conti approda all’Inter nel 1919 appena diciottenne.

Nell’Inter si mette subito in evidenza, realizzando 7 reti in 21 incontri e contribuendo alla vittoria del secondo scudetto dell’Inter.

Tolta una stagione nel Padova, milita sempre nell’Inter risultandone spesso il cannoniere pur non essendo un centravanti puro.

Nel 1930 vince il suo secondo scudetto, realizzando 9 reti e assistendo da vicino la ventenne stella Giuseppe Meazza.

Termina la sua esperienza nerazzurra nel 1931, dopo 222 presenze e 75 reti.

Chiude la carriera nella Pro Patria, nella quale assume il ruolo di allenatore-giocatore per due stagioni.

Nella sua breve esperienza di tecnico allena anche il Lecco in Serie C.


È l’allenatore più giovane della storia della Serie A, avendo debuttato in panchina durante Pro Patria-Juventus a soli 30 anni 8 mesi e 5 giorni, il 20 settembre 1931.

Esordisce in nazionale giovanissimo a 18 anni, 12 mesi, 16 giorni, il 28 marzo 1920, nel Svizzera–Italia 3-0.

Disputa 31 incontri con la maglia azzurra, realizzando 8 reti.

Partecipa alle Olimpiadi di Parigi, giocando da titolare i tre incontri della rappresentativa italiana.

Umberto Visentin attaccante cominciò a giocare nel Treviso.

A 19 anni si trasferì all’Ambrosiana divenne ben presto un titolare inamovibile dell’attacco nerazzurro.

Nella stagione 1929-30, quella del terzo diede un enorme contributo siglando 5 goal in 27 presenze.

Si trasferì al Napoli, nel 1933.

Le successive stagioni in serie A, prima con la squadra partenopea, poi con la Lazio, furono comunque in tono minore.

Concluse la carriera a Treviso, di cui divenne bandiera da calciatore, con complessive 149 presenze e 46 goal e, in seguito, allenatore.

Non giocò mai in Nazionale, anche se disputò tre incontri con la rappresentativa B.

Giuseppe Meazza considerato da alcuni esperti il più grande giocatore italiano di tutti i tempi.

Tra i migliori in assoluto, ha legato la sua carriera all’Inter, dove ha giocato per un totale di 14 stagioni, divenendone il miglior marcatore di tutti i tempi e conquistando in nerazzurro 3 titoli di campione d’Italia e una Coppa Italia.

Per ben 3 volte divenne capocannoniere del campionato italiano sia della Coppa dell’Europa Centrale.

Con la nazionale italiana fu campione del mondo nel 1934 e nel 1938, rimanendo tuttora il secondo miglior marcatore della rappresentativa azzurra, dietro al solo Gigi Riva.

Ritiratosi dal calcio giocato, divenne giornalista e allenatore.

Dopo la sua morte, il 2 marzo 1980 gli venne intitolato lo Stadio San Siro di Milano.

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