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Dal taglio dei costi alla pirateria, dai diritti tv agli stadi: ecco come si rilancia il calcio italiano

Non c’è più tempo da perdere perché il calcio italiano ha bisogno di essere riorganizzato ed è stato ribadito ieri a Trento agli Stati generali del calcio italiano, il forum organizzato nel quadro degli eventi del Festival dello Sport.

A moderare il dibattito è stato Andrea Di Caro, vice direttore della Gazzetta dello Sport, che ha toccato i punti principali della crisi del calcio italiano invitando gli ospiti a indicare le modalità migliori per uscire dalla crisi.

Erano presenti il presidente di Rcs Mediagroup e Torino Calcio Urbano Cairo, il presidente della Figc Gabriele Gravina, il presidente della Lega Serie A Lorenzo Casini, il Ceo per l’Italia di Dazn Stefano Azzi e l’amministratore delegato di Sky Italia Andrea Duilio.

Ha aperto l’incontro una relazione di Francesco Carione, direttore generale della Gazzetta dello Sport, sui numeri della crisi del nostro calcio.

I numeri evidenziano il calo dei ricavi, il valore più basso dei diritti tv esteri della Serie A, la carenza di stadi di proprietà e gli scarsi investimenti nei settori giovanili.

Il titolo europeo conquistato dalla Nazionale di Mancini nel 2021 è stato una grande soddisfazione come la vittoria della Conference League della Roma ma sono trofei isolati.

La realtà, che Carione ha fatto notare è la carenza di successi in Champions e in Europa League negli ultimi dieci anni.

È arrivato il momento di risollevare le sorti del calcio italiano.

Per uscire da questo stallo Gravina ha indetto un’assemblea straordinaria con data il 21 dicembre nella quale proporrà l’abolizione del diritto di veto.

La situazione del calcio italiano è meno drammatica di quanto sembri, i contrasti tra Lega e Federazione ci sono sempre stati e sempre ci saranno, ma servono ugualmente riforme profonde per aiutare il sistema a rialzarsi”.

Bisogna tornare a quanto si faceva in passato, come lavorare bene nei settori giovanili, prima risorsa di ogni club.

Gravina ipotizza di ampliare il numero di italiani da inserire nella lista di 25 giocatori utilizzabili in campionato.

Un idea è quella di creare una media company che si occupi della commercializzazione del prodotto calcio di Serie A, mentre l’assemblea continuerebbe a occuparsi di tutto quanto riguarda la parte sportiva.

I ricavi bisogna cercarli fuori in riferimento alle scommesse di cui è vietata perfino la pubblicità indiretta negli stadi, a differenza di altri Paesi.

Il calcio italiano ha bisogno di ritrovare equilibrio anche da un punto di vista economico.

Il calcio italiano può tornare ad alto livello abbassando i costi derivanti dagli alti stipendi.

La proposta di Gravina sarà così differenziata: nel 2023-24 si potrà arrivare a spendere per il costo del lavoro l’80% dei ricavi, nel 2024-25 scenderemo al 70% e nel 2025-26 al 60%.

Sarà importante debellare la pirateria, perché troppa gente riesce a vedere le partite senza abbonarsi.

Il presidente Cairo puntualizza: “Tra Dazn e Sky ci sono circa 5,5 milioni di abbonati.

Si calcola che altre 2 milioni di persone circa accedano al prodotto calcio senza pagare: questo è un tema fondamentale”.

È giusto che vengano protetti gli interessi di chi investe nel calcio e che siano riconosciuti i diritti di chi paga regolarmente.

L’obiettivo è quello di ampliare il target spettacolarizzando i contenuti, come è accaduto con grande successo in Formula 1: i Gran Premi sono sempre quelli, ma il modo di trasmetterli e di viverli da spettatore è cambiato”.

Anche Stefano Azzi, Ceo di Dazn Italia, si concentra sul pubblico e sulle sue esigenze, in linea con i moderni modelli di interazione: “Bisogna lavorare sullo streaming e sull’allargamento dei contenuti proponendo le storie che ruotano attorno al calcio.

Vorremmo far interagire ancora di più gli utenti.

Sarebbe fondamentale ampliare la durata dei diritti, magari facendoli diventare decennali, per favorire e giustificare ulteriori investimenti.

Si parla anche di garantire ai tifosi impianti più accoglienti e moderni.

Gabriele Gravina, presidente della Federazione, ricorda l’importanza della prossima candidatura all’Europeo 2032.

Serve un aiuto anche dalla politica, perché le società non potrebbero investire negli stadi dovendo ammortizzare il debito pregresso e massimizzare il risultato sportivo.

Lorenzo Casini, vertice della Lega di Serie A, sottolinea come “il tavolo per gli stadi era già stato costituito, ma non convocato per la caduta del governo.

Adesso aspettiamo le elezioni per riaprire prontamente la discussione.

Ma questa è una priorità non solo per la Lega Serie A, ma per tutto il sistema calcio italiano”.

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