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MILAN – INTER STORY – 2a parte – Rizzoli e Moratti. L’amore e la passione che porta lontano

Nella settimana di Milan-Inter ripercorriamo il cammino del Derby di Milano, una partita che ha attraversato 110 anni di storia del nostro paese

Prima Parte https://momentidicalcio.com/2022/09/01/milan-inter-story/

E’ il 1954 quando Andrea Rizzoli rileva il Milan, dall’industriale Trabattoni. Il suo predecessore non era uno qualunque. Era riuscito dopo anni a riportare il Milan a vincere lo scudetto nel 1951 con quello che rimarrà alla storia come il famoso Gre-No-LI: Gren, Nordhal e Liedholm. Sono loro l’asse portante di una squadra che fa gioco e gol.

Ma il boom economico è alle porte e il calcio è un ottimo modo per investire soldi e passione e Trabattoni capisce che è il momento di cedere. L’occasione giusta gli si presenta con Andrea Rizzoli.

40 anni, schivo. Poco incline al presenzialismo. Andrea è figlio del “Commenda” Angelo Rizzoli, industriale cresciuto alla Scuola dei Martinitt (la scuola speciale per orfani e ragazzi in difficoltà) che si è fatto da solo. Uno che ha comprato una macchina tipografica e ha creato un impero nel settore dell’editoria.

Andrea vive il Milan come un senso di rivalsa verso il padre, con cui i rapporti non erano facili, e nei confronti del quale si sentiva costantemente inferiore.

La leggenda narra che quando andò dal padre a chiedere le coperture economiche per l’acquisizione del Milan era convinto di ricevere l’ennesima porta in faccia. Il Commenda era uno che non si concedeva particolari svaghi. Nella testa aveva “da lavurà e da pensar ai danè” . E invece no, a sorpresa il Rizzoli diede il benestare al figlio che diventò cosi il nuovo Presidente del Milan.

Ci sapeva fare il figlio del Cummenda. Non amava la vita mondana, ma forse in cuor suo voleva farsi amare e si presenta alla grande comprando Schiaffino, l’uruguaiano protagonista del Maracanazo dei Mondiali del 50.

Vince subito. In squadra ci sono ancora Liedholm e Nordahl. Dopo qualche anno porterà in Italia anche Altafini, brasiliano che era conosciuto al suo paese come “Mazzola” perchè aveva le stesse movente di Valentino Mazzola del grande Torino, morto a Superga. Scoprirà e porterà a Milano Rivera che farà la storia del Milan.

Nel 1963 vince la Coppa Campioni a Wembley.

Il figlio raccontò che quella sera nella spogliatoio lo vide sedersi su una panca a fine partita con la testa fra le mani. Gli chiese se stava male. Parlava sempre poco Rizzoli. Alzò la testa, si tolse gli occhiali e si asciugò le lacrime. Il figlio del Commenda ce l’aveva fatta; aveva vinto la sua battaglia. Era il presidente del Milan della prima Coppa dei Campioni.

 

Milano però in quegli anni non era solo il Milan e Rizzoli.

Era anche l’Inter e Moratti.

Angelo Moratti è tutt’altra persona rispetto a Rizzoli. C’è un po’ di grandeur il lui. E’ un self-made man per scelta. L’infanzia non è facile, rimane orfano e il padre si risposa con una donna che rappresenterà, almeno ai suoi occhi, il classico stereotipo della matrigna delle fiabe.

Decide di non seguire la carriera di farmacista del padre e diventa commerciante di prodotti lubrificanti e idrocarburici. Creerà un impero.

Acquista l’Inter per passione. Si dice che sia una passione acquisita. La prima partita dell’Inter la vide quando ancora si chiamava Ambrosiana, la tifosa era la moglie, donna bellissima ed elegantissima che con grande maestria e classe alternava l’italiano al milanese stretto.

Nel 1954 diventa presidente dell’Inter, un anno dopo Rizzoli col Milan

E come Rizzoli, vince tutto. Scudetti, e Coppe Campioni , due! Porta l’Inter ai vertici d’ Europa e del calcio mondiale. Come lo fa? Portando l’Europa e il calcio mondiale all’Inter.

l’Inter di Moratti è l’Inter di Helenio Herrera, uno dei più grandi rivoluzionari del calcio. E’ l’Inter di Luisito Suarez, giocatore di una classe unica. E poi Mazzola, il figlio di Valentino, Facchetti, Burgnich, Corso.

 

Cosa potevano essere i derby di Milano con Rizzoli e Moratti è quasi difficile da immaginare.

I resoconti dell’epoca e i ricordi di chi quei momenti li ha vissuti parlano del derby come un evento mondano totalitario, secondo, ma neanche di tanto, alla Prima della Scala. Sfilano i campioni in campo, ma sfila anche la Milano che conta in tribuna. Indipendentemente dal tifo e dalla competenza calcistica.

San Siro è un teatro di posa dove non puoi non esserci il giorno del derby.

E’ la Milano del boom economico; delle grandi nebbie, quelle di una volta, dicono i milanesi veri. Dei taxi neri e verdi. Dei palazzoni che crescono verso l’alto, dell’area urbana che cresce; della Via Gluck “che dove c’era l’erba ora c’è una città”

Il derby per Andrea Rizzoli e Angelo Moratti era tutto. In quello erano molto simili. Nel resto meno.

Moratti amava l’Inter in modo passionale, ma era un uomo dallo sguardo serio, da vero industriale, che sapeva di valere e non aveva problemi a dimostrarlo. Rizzoli, come detto era uno schivo, non amava la mondanità; era lontano anni luce dall’immaginario del grande industriale, ma non era neanche quello piccolo che in quegli anni veniva un po’ preso in giro nei film di Totò.

Il figlio di Angelo, Massimo, una volta raccontò che i due si conoscevano e si frequentavano. Erano amici. Diversi, ma amici. Una sera dopo un derby vinto dal Milan si ritrovarono tutti a casa Moratti. “Non fu una serata euforica” disse Massimo intervistato sull’argomento. Forse non lo sarebbe stata comunque. Per un ragazzino probabilmente le serate fra industriali , per quanto confidenti, non sarebbero state il massimo del divertimento in ogni modo. Ma il Milan che aveva battuto l’Inter fu la mazzata finale alla serata probabilmente.

Moratti lasciò l’Inter nel 1968, cinque anni dopo che Rizzoli vendette il Milan

Le loro presidenze hanno molti punti in comune. In primis le vittorie. Tante. Ma non sono tanto i numeri degli Scudetti e delle Coppe ad aver dato loro prestigio e la possibilità di essere ricordati a distanza di 60 anni.

Entrambi hanno comprato una squadra e hanno venduto la Grande Inter e il Grande Milan.  Hanno superato i confini nazionali imponendosi a livello continentale. Hanno portato il meglio del calcio mondiale a Milano. Hanno scoperto due dei più grandi talenti della storia delle loro squadre: Rivera da una parte. Mazzola dall’altra.

Hanno fatto crescere bandiere che avranno segnato le generazioni future. Con Rizzoli alzò la prima Coppa Campioni del Milan Cesare Maldini. Suo figlio Paolo fece la stessa cosa 40 anni dopo, Sempre e solo giocatori del Milan entrambi. Facchetti è stato storia dell’Inter da giocatore e dirigente tramandando l’amore a tutta la sua famiglia. Moratti stesso ebbe un rapporto talmente viscerale con l’Inter che il figlio non ci pensò due volte anni dopo a ripercorrere la strada del padre, spendendo poi quantitativi di denari elevatissimi per arrivare a raggiungere gli stessi risultati .

Rizzoli e Moratti hanno entrambi costruito i centri sportivi dove ancora oggi si allenano Milan e Inter. Milanello divenne la casa del Milan, per volere preciso di Andrea Rizzoli. Moratti, forse per emulazione o forse perchè capì anche lui la necessità di dare un’immagine al mondo, di quello che rappresentava l’Inter comprò l’area di Appiano Gentile e costruì il centro sportivo che è tuttora casa dei nerazzurri

I due presidentissimi lasciarono un segno indelebile nella storia delle due squadre, del calcio italiano e nell’immaginario collettivo di cui abbiamo prova tangibile ancora oggi.

E ovviamente nella storia del derby di Milano.

Non è il caso di ricordarne uno in particolare. Furono tutti speciali. Tutti degli eventi. Tutti una sfilata.

Era Milan – Inter

Era Rizzoli contro Moratti

 

 

chimico, appassionato di calcio, di tattiche e statistiche

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