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Bernardeschi: l’esempio di ciò che oggi è il calcio

Bernardeschi è l’esempio di ciò che sta diventando il calcio tra ingaggi monster, contratti in scadenza, nuove frontiere e repentini cambi di valutazione.

Luglio 2017:

Il mese è appena iniziato, e le squadre iniziano a radunarsi in vista della nuova stagione. Fra queste c’è anche la Fiorentina, che convoca tutti i suoi giocatori per il ritiro di Moena, ma a differenza di tutti i suoi compagni Federico Bernardeschi manda un certificato medico che attesta una sua presunta indisposizione che gli dà il permesso di non presentarsi.

Dietro a questo evento abbastanza singolare nel mondo del calcio c’è un motivo, che va oltre al desiderio di allungarsi le vacanze. Da mesi infatti l’ala della Fiorentina è seguito dalla Juventus, in maniera abbastanza insistente. Lui si espone pubblicamente con questa mossa, lasciando intendere chiaramente che nei suoi pensieri il percorso in Viola è terminato.

Firenze non la prende bene, lo ripudia come tutti i traditori della patria che dai tempi di Dante lasciano Firenze in nome dei soldi e dei potenti.

La società è infuriata, ma sa in cuor suo che questo gesto gli permetterà di venderlo senza inimicarsi la piazza, con cui il rapporto scricchiola già da qualche tempo.

Bernardeschi viene ceduto un paio di settimane dopo. 40 milioni la cifra pattuita. Una bella cifra per le casse viola che può essere reinvestita (sul come è argomento ancora oggi di discussione!).

Il giocatore approda alla Juve dove trova ad aspettarlo una corte pronta a credere sulla sua esplosione definitiva dopo gli ottimi risultati nei tre anni in prima squadra a Firenze: 14 gol in 73 presenze in Viola in serie A a cui si aggiunge l’eccezionale rendimento in Europa League: 8 gol in 18 partite!

Allegri il primo anno lo centellina. Poco più di 800 minuti in un anno; all’inizio sembra normale, ha fatto così con tutti i giovani appena arrivati: fu cosi anche per Dybala. Man mano che i mesi passano però si capisce che qualcosa forse non va, che l’adattamento è più difficile di quello che si credeva.

Poco meglio il secondo anno

Andato via Allegri si pensa che con Sarri che sfrutta gli esterni e un gioco votato all’attacco le sue caratteristiche possano essere esaltate ma in realtà la musica non cambia e non cambierà neanche con Pirlo e con il ritorno di Allegri.

Pochi lampi, molta panchina, tanti spezzoni di partita negli ultimissimi minuti e un talento che pian piano si appanna.

Luglio 2022:

Federico Bernardeschi è andato in scadenza, la Juve ha deciso di non rinnovargli il contratto. A lui la cosa potrebbe inizialmente sembrare un’occasione: senza costi di cartellino potrà trovare una squadra di livello interessata a dargli un bell’ingaggio.

Si parla di Napoli, Roma, Lazio, ancor prima si era accennato al Milan, ma sono solo voci.

Bernardeschi è l’esempio chiaro e nitido di quello che è il calcio oggi.

Talenti che vengono osannati, strapagati ma che alla prima difficoltà si nascondono dietro un tatuaggio in più e non riescono a reagire.

Giocatori che decidono di andare in scadenza per avere più margine di manovra e squadre che decidono di non rinnovare se non alle condizioni per loro vantaggiose.

Salite e discese sull’ottovolante delle valutazioni tecniche ed economiche.

L’arroganza di non voler rinunciare ad un ingaggio monster in favore di una chance di rilancio ad un livello più basso

Tutto ciò fa si che si spalanchino le porte dei nuovi mondi calcistici, nello specifico quello americano.

Oggi la pista più probabile porta a Toronto, insieme ad Insigne, altro svincolato di lusso, che però forse sentiva però la necessità di non tradire il Napoli con un’altra squadra di A e di Domenico Criscito che ha deciso di provare un’esperienza a fine carriere.

Ci rimangono due grossi dubbi.

Valeva la pena mandare quel certificato medico? Non sarebbe stato forse meglio concludere l’iter di maturazione in una squadra che da anni ti coccolava, che ti avrebbe messo al centro di un progetto e ti avrebbe permesso qualche passo falso in più durante la stagione, rispetto ad una squadra che ha la sola esigenza di vincere?

E soprattutto non sarebbe pìù stimolante riproporsi in un campionato di livello, magari in una squadra meno blasonata e che ti può pagare uno stipendio inferiore, piuttosto che finire oltre oceano, lontano dal calcio che conta?

A Firenze intanto si stanno preparando: fra poco il ripudiato diventerà un deriso come tutti i traditori della Patria che dai tempi di Dante sono caduti in disgrazia

chimico, appassionato di calcio, di tattiche e statistiche

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