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Mourinho: “Calciatori come Abraham e Tomori in Italia possono migliorare”

L’allenatore giallorosso José Mourinho intervistato al Football Daily ha parlato della Premier League e delle sue esperienze passate con Chelsea e Tottenham.

Su Abraham: 
“Io penso non sia una decisione facile per un giovane lasciare il proprio club, la propria casa, la propria città, il proprio Paese, la Premier League, che è un campionato difficile da lasciare quando ci giochi. Io credo lui lo abbia fatto perché si è fidato di me. Però se vuole tornare in Inghilterra, non credo che lo voglia ora, ma se vuole tornare in Inghilterra, deve solo schioccare le dita. Sono molto felice per lui e è tornato con la sua Nazionale. È venuto a Roma e non dico che ha dimostrato a tutti che avessero sbagliato, perché tutti sapevano fosse un bravo giocatore. Inoltre, io penso che ragazzi inglesi come Smalling e Tomori hanno capito che c’è vita anche fuori la Premier League e che è una bugia che in Italia non possano migliorare come giocatori”.

Sull’esonero col Tottenham:
“Sono in un momento di maturità della mia carriera e della mia vita, in cui non ho sensazioni negative, devo solo cercare di accettare le cose così come sono, le prendo in modo simpatico. Ogni volta che parlo con i giornalisti inglesi esce sempre fuori la battuta sul fatto che mi sono qualificato in finale e poi sono stato esonerato, perché è qualcosa che non succede a molti allenatori. Questa volta non posso dire che sono un privilegiato perché è successo solo a me (ride, ndr).  Non ho rimpianti, non ho cattivi sentimenti, ci sono tante belle persone nel Tottenham e auguro loro il meglio, anche al presidente Levy. Ma con la mia carriera e con la mia storia, è stato strano quello che è successo. Ma alla fine questo mi ha aperto le porte per arrivare alla Roma e ne sono molto felice di essere qui”.

Sul Chelsea: 
“Chiaramente è un momento difficile per loro e lo puoi notare anche a livello calcistico, perché loro hanno perso quel livello di eccellenza e stabilità, ma è solo un momento. Se mi chiedi se c’è qualcuno che mi piacerebbe prendesse il Chelsea ti dico di sì, ma sto con la bocca chiusa. So che il club ha raggiunto un livello tale che non importa chi lo guidi, il Chelsea sarà sempre grande e casa mia sarà sempre a 200 metri dallo stadio. Voglio continuare a sentire il suono della felicità e del successo, sono sicuro che continuerà così”.

Forse i tifosi sarebbero più coinvolti se venisse richiamato Terry?
“John è il Chelsea, anche se non lavora lì John è il Chelsea. Il Chelsea è stato fatto da persone come lui”.

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