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Roma, dall’infortunio alla posizione in campo: ecco perchè Zaniolo fatica a trovare spazio con Mourinho

Per un Kevin Afena-Gyan che sorride, c’è un Nicolò Zaniolo che langue in panchina. L’ex ragazzo meraviglia del calcio italiano ha guardato da bordocampo la vittoria della Roma sul Genoa, come del resto aveva seguito quasi tutta la sconfitta contro il Venezia prima della sosta. Del resto, anche quando Mourinho lo ha fatto giocare – e finora è successo quasi sempre – il suo contributo alle fortune dei giallorossi è stato liminare. L’ultimo gol è quello di agosto al Trabzonspor, nei preliminari di Europa League. In Serie A è ancora a secco; oltre a quella rete ha messo a referto, finora, soltanto un assist nel derby e un altro nel 2-2 interno contro il Bodo/Glimt. Poco, quasi nulla.

Gli infortuni bastano a spiegare? Sarebbe sbagliato, e anche profondamente ingiusto, non considerare la sfortuna nel quadro del drastico calo nel rendimento di Zaniolo. Se il primo KO è stato una mazzata, rialzarsi dal secondo è una missione ancora più complicata. Il romanista ha saltato buona parte della stagione 2019/20 e quella successiva nella sua interezza. Ha visto sfumare il sogno Euro 2020, che subodorava anche grazie al rapporto speciale con Mancini, il primo a credere in lui in tempi non sospetti. Gli ingredienti per un cocktail che avrebbe mandato giù anche i fisici più resilienti e i cuori più impavidi, in buona sostanza, erano tutti ben miscelati. È una tara da mettere in considerazione, ma nonostante la quale è necessario ripartire. Per usare uno dei riferimenti più noti, Del Piero passò un intero campionato a trasformare rigori perché era l’unico vero contributo che poteva dare alla sua squadra in quel momento. Questione di forza mentale.

Un altro Zaniolo. Proprio l’esempio di Pinturicchio potrebbe essere una sorta di stella polare. Del Piero non è mai tornato il giocatore che era prima dell’infortunio, ma ha saputo essere comunque un grande calciatore. Forza mentale, appunto, ma anche intelligenza tattica. In fin dei conti, è probabilmente a questo che si riferiva Mourinho quando ieri ha detto che “Zaniolo potrebbe giocare nei due d’attacco”. Il fantasista a piede invertito tutto forza e potenza, oltre che tecnica, potrebbe anche non tornare mai: è un’eventualità, neanche troppo remota, con cui bisogna fare i conti. A soli 22 anni, il miglior talento della nuova generazione del calcio italiano avrebbe tutto il tempo per capire dove e come sviluppare le doti che ha, quelle su cui può puntare oggi. Serve un altro Zaniolo, perché quello visto finora non è abbastanza e perché quello visto prima non c’è più: non resta che capirlo, ed evolversi di conseguenza. Il tempo, come detto, c’è: basta non sprecarlo. Brutto a dirsi, ma questo calcio in ultima analisi non aspetta nessuno. E il mercato di gennaio è comunque alle porte.

Fonte: Tuttomercatoweb

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Redattore, appassionato di calcio italiano ed estero... Curo e seguo con molta attenzione tutti i migliori campionati esteri.

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