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Boniek: “Ho detto a Friedkin che la Roma deve tornare in Champions”

Boniek sulla Roma – All’emittente radiofonica, nel corso del programma “Te la do io Tokyo”, è intervenuto Zbigniew Boniek, vicepresidente dell’Uefa, ed ex giocatore giallorosso. Boniek ha parlato anche di Mourinho, della proprietà americana e dell’acquisto di Abraham. Queste le sue parole:

Hai conosciuto Mourinho?
“Lo ho conosciuto diversi anni fa, una volta a Madrid dove ero andato per vedere una partita ed ho avuto l’opportunità di parlare con lui. Ci conosciamo ma qui non ci siamo ancora visti”. 

Che idea ti sei fatto della Roma che sta nascendo?
“Mourinho mi piace molto perché è un leader e perché riesce a difendere molto anche lo spirito del gruppo. Qualcuno lo definisce un allenatore difficile, lui risponde di non essere un allenatore difficile per chi ama la squadra e per chi mette la squadra davanti a se stesso. E questo si vede, ha creato un gruppo a Roma e non era facile dopo la delusione della scorsa stagione. La differenza Mourinho la fa proprio per queste cose, è un personaggio positivo, uno che trova sempre qualche risorsa. Poi dobbiamo dire che ha anche una discreta squadra che potrebbe diventare ancora più equilibrata con uno o due colpi, più forte e con maggiore copertura: penso ad un centrale basso come alternativa a Cristante, perché non so se potrà reggere per tutte le partite. Però la Roma mi piace, la ritengo molto pericolosa nella fase offensiva. Shomurodov è fortissimo, l’anno scorso ha segnato 8 gol e fornito 5-6 assist. Il nostro Dzeko, che saluto e stimo, ha fatto meno gol. Bisogna quindi trovare il giusto equilibrio ma siamo partiti con il piede giusto. Dobbiamo cercare di andare il più avanti possibile in Conference League e di rientrare nella Champions. Ho visto Friedkin al sorteggio ad Istanbul e gli ho detto che la Roma non può essere sorteggiata di venerdì alle due del pomeriggio ma il giovedì sera, quando c’è il sorteggio della Champions League”.

Friedkin conosce la tua storia?
“Non lo so, non gliel’ho chiesto. E’ stato un incontro casuale ed abbiamo parlato per un minuto. Devo dire che mi piacciono come proprietari perché sono sempre presenti a Trigoria, si vedono poco e fanno cose concrete. Hanno preso uno dei migliori allenatori al mondo come personaggio, hanno preso un paio di giocatori apprezzabili, giocatori forti che possono fare bene in Italia e stanno costruendo qualcosa d’importante. Per andare avanti poi deve esserci anche la fortuna dei risultati…”.

Zalewski?
“E’ sempre stato buono, sta crescendo, è bravo, tecnicamente molto forte, timido, è uno che ama profondamente la Roma. Ho avuto modo di andare a pranzo con lui e suo papà e devo dire che lui con gli occhi vede giallorosso. E’ innamorato di questa squadra ed è felice di questa opportunità che gli ha dato Mourinho. Non lo vogliono mandare in prestito ma farlo stare nel gruppo e sicuramente avrà le sue occasioni. E’ uno concreto, che sa giocare benissimo a calcio, uno di buona tecnica ma facciamolo crescere in silenzio, in tranquillità. Ha debuttato con la Polonia e sicuramente troverà ancora più spazio perché a Sousa piacciono molto i giovani. Ieri non ha avuto modo di giocare contro l’Inghilterra ma è stata una partita tosta e durissima. E’ un giocatore che dà del “tu” al pallone e questo a me piace, sono cose fondamentali nel calcio, sono le cose che contano. I giovani subito in campo? Questa cosa varia da paese in paese, in Inghilterra per esempio li mandano in campo a 17-18 anni, così come in Olanda, in Italia si fanno crescere attraverso i prestiti e non si sa quale scuola sia migliore. Anche io sono del parere che è sempre meglio avere un giovane in grado di dare l’anima in campo: ci deve essere qualità però. Alla Roma stanno facendo un buon lavoro”.

Luis Enrique disse che c’era una differenza tra i giovani della Primavera della Serie A e quelli della Spagna.
“In Italia i giocatori crescono dai 20-22 anni, quando iniziano ad essere indipendenti e a pensare in un modo diverso. In Inghilterra i ragazzi di 17-18 anni sembrano delle bestie, sono sviluppati a livello muscolare, sono cattivi in campo. Gli spagnoli danno molto spazio ai giovani e questo accade soprattutto nei campionati di Serie B e Serie C. Un ragazzo forte di 18 anni deve allenarsi con i calciatori più grandi perché c’è un’altra mentalità, ogni giorno che passi con i tuoi coetanei è un giorno perso. La Roma però lo sta facendo bene”.

Un nuovo Fair Play Finanziario con l’inserimento di una luxury tax?
“Io ho un’idea diversa: se ho società per azioni e sono proprietario posso fare aumento di capitale, posso fare quello che voglio, poi in ogni paese c’è un organo di controllo e se i miei conti sono sbagliati allora deve arrivare la Guardia di Finanza e chiudermi la società. Se sono ricchissimo e voglio mettere 100 milioni di euro nella mia società come aumento di capitale secondo me è difficile che qualcuno possa vietarmelo. Poi se sono incapace di gestire una società quello è un altro discorso. Non è comunque un discorso facile, è un discorso complicato. Ricordiamoci sempre però che le squadre si costruiscono e non si comprano”. 

La Roma può vincere la Conference League?
“La Roma deve andare il più avanti possibile innanzitutto. Con Mourinho la Roma ha acquistato questo target internazionale e se vince la Conference League allora avrà fatto un grosso passo avanti perché vincere non è mai facile, perché alla fine incontri sempre una squadra tosta o che può darti fastidio e lì ce ne sono 2-3… Credo che abbia possibilità e per me è favorita”.

Rivedere i calendari internazionali?
“Sono favorevole, anche io penso che qualche movimento si debba fare perché in Italia, in Serie A, ci sono 20 squadre e 18 sarebbero già sufficienti. Ci sono cose da sistemare ma non è semplice. Quando si parla così c’è sempre il pensiero di diminuire l’importanza delle nazionali a favore dei club, poi abbiamo visto durante gli Europei che la Nazionale è un collante, si porta dietro un Paese, tutti la tifano perché si sente il bisogno di tifare anche la bandiera. Non si possono sempre aumentare le competizioni dei club, però ripeto hanno ragione, qualcosa si deve fare. Adesso comandano le televisioni, le squadre hanno bisogno di più denaro e si accettano troppi compromessi e non è facile uscirne fuori”.

Abraham?
“Mi piace da morire e mi sono anche informato chiamando qualche amico. Tutti mi parlano stra-bene di lui come calciatore, per la sua tecnica di base individuale, sa fare le cose perbene, è completo. Lo vedo molto bene, la Roma ha fatto un grandissimo colpo”.

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