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Roma, Mourinho e non solo: continua la rivoluzione giallorossa ad un anno dall’arrivo dei Friedkin

Erano le 16 italiane di un torrido 17 agosto di nemmeno un anno fa e i Friedkin chiudevano il closing che passava la Roma dalle mani di James Pallotta a quelle dei nuovi proprietari texani. Anniversario che ricorre oggi e che si sarebbe potuto festeggiare prima se la pandemia non si fosse messa di mezzo con l’accordo praticamente chiuso tra fine febbraio e primi di marzo e rimodulato 5 mesi dopo per colpa del lockdown. Un anno dopo, però, tutto è cambiato nella Roma. Dal management all’allenatore, passando per lo stile comunicativo e i progetti legati al mercato o allo stadio. I Friedkin hanno drasticamente chiuso con il passato e la prima inversione di tendenza è stata la presenza fisica a Trigoria al punto di pensare di spostare l’hub d’affare da Londra a Roma. Per ogni decisione la parola fine la devono mettere Dan e Ryan, ai quali non piace delegare come faceva Pallotta. Alle parole, poi, preferiscono anteporre i fatti e non è un caso che l’ultima e unica intervista rilasciata sia esattamente dopo l’acquisto del club, quando Ryan definì la Roma ‘un gigante addormentato’. I nuovi proprietari stanno provando a risvegliarlo e il primo vero acuto è arrivato il 4 aprile scorso con l’annuncio di Josè Mourinho come nuovo allenatore. Un cambio di tendenza che ha creato entusiasmo in una città spenta dopo anni di purgatorio. Prima dello Special One era stata la volta degli annunci dei dirigenti: dal GM Pinto a chi si occupa dei rapporti istituzionali e del progetto stadio come Scalera, fino ad arrivare al nuovo direttore del marketing Van de Doel, al responsabile dell’area sanitaria Carwyn Sharp o al consulente per la comunicazione Maurizio Costanzo. Una rivoluzione radicale che ha portato ad esempio anche all’abbandonare il progetto Tor di Valle intrapreso dieci anni fa da Pallotta e ormai ritenuto obsoleto. A settembre ci saranno nuovi aggiornamenti con la Sindaca Raggi per la nuova area su dove far sorgere il nuovo stadio che resta una priorità per il club ma con esigenze totalmente diverse rispetto al passato. Il nuovo impianto, infatti, sarà integrato nel contesto urbano della città senza la necessità di costruire nuove strade, stazioni o ponti. Nella capienza avrà numeri più contenuti e decadrà tutto il discorso di business park che era molto caro a Pallotta, che in questi giorni ha perso anche un record di mercato. Con Monchi, acquistando Schick, aveva compiuto il colpo più costoso della storia della Roma con 42 milioni. Con l’arrivo di Abraham a 45 non rimane più nemmeno quello della vecchia gestione. Un segnale forte che la proprietà e il GM hanno voluto mandare a Mourinho, ai tifosi e al campionato. Il gigante addormentato sta provando a svegliarsi.

Fonte: Tuttomercatoweb

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Redattore, appassionato di calcio italiano ed estero... Curo e seguo con molta attenzione tutti i migliori campionati esteri.

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