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Fulvio Collovati a MDC:” Problema centrocampo per la Juve, duello Inter-Milan per lo scudetto…”

La redazione di Momentidicalcio.com ha avuto il piacere, nonchè l’onore di poter intervistare Fulvio Collovati, grande ex difensore di Milan, Inter, Genoa, Roma ed Udinese. Ecco le sue parole…

“Salve Fulvio, la ringrazio innanzitutto per la disponibilità data per l’intervista. Vorrei iniziare parlando del Derby d’Italia vinto dai nerazzurri. Demerito Juventus o merito Inter?”

“Io penso entrambi, l’Inter ha giocato una grandissima partita anche grazie a Barella ed Hakimi che sulla fascia destra hanno fatto faville. Ho guardato la partita proprio per vedere se la Juventus di Pirlo avesse fatto qualche passo in avanti in quanto a gioco ma a quanto pare non è stato così. Il problema dei bianconeri è il centrocampo, è uno dei peggiori tra i top club in Italia. Non solo per i giocatori, ma anche per le scelte di Pirlo il quale continua a fare cambi partita dopo partita mentre squadre come Inter, Milan o Lazio continuano a giocare sempre con i stessi protagonisti.”

” Con la vittoria di Domenica sera, l’Inter secondo lei  ha raggiunto la maturità mentale da squadra campione d’Italia?”

“Questo lo scopriremo nelle prossime partite. I nerazzurri ogni tanto fanno quel piccolo passo falso anche in partite abordabili ma nonostante ciò sono lì a combattere per la leadership della Serie A.”

“Cristiano Ronaldo viene da tre partite non da “Ronaldo”: è arrivato il tempo  di tirare le redini e gestire minutaggio e partite o è solo un problema momentaneo?”

“Se la squadra non gira, per un attaccante è difficile, lui comunque contro l’Inter nonostante le poche occasioni, un gol l’ha fatto anche se annullato. Quindi dico che è assolutamente temporaneo, poi mai sottovalutare uno come Cristiano Ronaldo”

“Merito anche delle difese italiane?”

“Anche, per un attaccante, penso , che sia molto più difficile che giocare in Italia che in altre nazioni e campionati.”

“La Lazio ha portato a casa una partita importantissima come il derby ma qualche inciampo di troppo contro le squadre di medio-bassa classifica.”

“Esatto, le due romane sembrano opposte, la Roma fatica con le big, appena 3 punti su 18 negli scontri diretti mentre, i biancocelesti hanno perso qualche punto ad inizio campionato. Non bisogna sottovalutare però che la Lazio è in Champions e ha avuto diversi problemi tra infortuni e covid.”

“Per lo scudetto, secondo lei , si tratta di un corsa a due tra Inter e Milan o ti aspetti qualche insidia tra Napoli, Roma, Lazio, Atalanta e Juventus?”

“Penso più la prima opzione anche se qualche insidia potrà sempre arrivare: la Juventus che ha fame di riscatto, il Napoli anche se troppo discontinuo, e l’Atalanta che ovviamente rimane il rivale più ostico per tutti.”

“Vidal e Conte all’Inter, Bonucci tra Inter, Milan e Juventus. La figura della bandiera, intesa come giocatore simbolo di una squadra, un po’ come i vari Maldini, Totti e Del Piero, potrà mai esserci o ormai in questo calcio innovativo è il “dio danaro” a comandare?”

“Ahimè penso più la seconda, basta pensare a Donnarumma che ha esordito nel Milan a 16 anni e ormai è da 4 anni che è titolare nei rossoneri. Però se non soddisfi le pretese econoomiche sue e dell’agente può andarsene da un momento all’altro. Poi viviamo anche in un periodo problematico per le società ma non per i calciatori quindi basta che venga a mancare un tassello per poter far finire anche la “storia d’amore” più bella.”

“L’Italia di Mancini fa ben sperare soprattutto in ottica Europeo ma un problema da non sottovalutare è la concretezza sotto porta. Come mai c’è questo problema?”

“Come abbiamo detto prima, la difesa, anche se si parla di un possibile ritorno di Chiellini ha abbastanza alternative. Il centrocampo è la parte di campo ben piazzata con giocatori di qualità come Barella, Sensi, Verratti, Zaniolo. Il problema invece è proprio l’attacco, oltre ad Immobile e Belotti, non ci sono valide scelte alternative. Basta vedere in Serie A: tra le big c’è solo il biancoceleste e per cercarne altri dobbiamo vedere nell’altra parte della classifica.”

“Ci credi anche tu in questa Italia targata Roberto Mancini?”

“Assolutamente sì!”

“Non le è mai sfiorata l’idea di diventare allenatore dopo aver detto addio al calcio giocato?”

“No, gestisco un’azienda di pubblicità e ho voluto mettere il ruolo di dirigente o allenatore in secondo piano. Dall’esterno il calcio ha una forma ma fidati che se lo vivi è molto diverso. Se il giocatore dopo gli allenamenti va a casa, il dirigente invece deve restare per 20 ore e poi, se si vince è grazie ai giocatori, se si perde la colpa ricade su allenatore o dirigiente. Proprio con la mia azienda ho scoperto il presidente del Piacenza con il quale decisi di diventare direttore sportivo. Ma durò solo tre anni perchè come detto prima avevo altri progetti per vivere una vita più felice e con meno pressioni.”

“Nel Mondiale dell’82, quando avete preso la coscienza di poter vincere la Coppa del Mondo nonostante l’avvio turbolento tra polemiche e prestazioni non esaltanti?”

“La partita contro il Brasile. Come hai detto tu non iniziammo quel Mondiale molto bene anche perchè non si era creato un bell’ambiente ma dopo quella partita e quella contro l’Argentina, capimmo che potevamo battere tutti”

A cura di Giuseppe Fusco

                                                    

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