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Siti di calcio streaming: la questione legale

Il calcio in televisione continua a tirare molto, soprattutto in tempi di Covid, con gli stadi praticamente off limits per gli appassionati. Per chi non intende pagare l’abbonamento a Sky o Dazn c’è anche una alternativa come quella rappresentata dai siti di calcio streaming.

Un tema che rappresenta una questione di non poco conto, tanto da essere stati oggetto di discussione a livello politico, in particolare nel corso del G7 della cultura tenutosi a Firenze nel 2017, quando i gestori delle piattaforme satellitari chiesero interventi legislativi contro questo fenomeno.

Il decreto Urbani del 2004

La questione legale riferita ai siti di streaming è molto complessa. Il punto di partenza è rappresentato da una legge risalente ormai al 2004. Stiamo parlando del cosiddetto decreto Urbani, che era stato approvato con l’intento di colpire chi ricava un vantaggio di carattere finanziario dalla diffusione in streaming di contenuti multimediali. Ovvero diffondendo files illegali con il puro intento di guadagnarci.

Il fatto è che le sanzioni non sono soltanto irrisorie (possono arrivare a 103 euro di multa), ma anche quasi impossibili da applicare. Le piattaforme che diffondono questi contenuti, infatti, sono spesso collocate fuori dal territorio nazionale.

Cosa rischia chi offre streaming di calcio?

C’è poi un’altra questione legale di non poco conto da tenere presente, il fatto che il decreto Urbani sia precedente allo streaming. Prevedendo la sanzione nel caso che la risorsa scaricata venga memorizzata sull’hard disk, ovvero sia effettuato il download. Il quale, nel caso dello streaming non ha luogo.

Secondo alcuni esperti lo streaming calcio, non solo non darebbe adito a reati, ma non prefigurerebbe un illecito di alcun tipo. Una precisazione che però non sembra conosciuta dall’opinione pubblica, tanto che in molti continuano a sostenere che lo streaming di calcio sarebbe illegale e potrebbe comportare per chi lo pratichi multe estremamente salate.

La legge sul copyright

La tesi in questione, avrebbe come base un presupposto plausibile, derivante dal fatto che i siti di streaming, potrebbero violare la legge sul copyright. Anche questa ipotesi, però, non ha alcun tipo di appiglio legale. A chiarire il quadro è stata infatti una sentenza della Corte di Giustizia Europea, chiamata a giudicare il caso di un gestore di pub inglese, che trasmetteva all’interno del suo locale le gare della Premier League. Facendolo in maniera assolutamente gratuita non dava luogo a reati o illeciti di alcun genere.

Sentenza poi rafforzata da una seconda, sempre dello stesso organismo che ha specificato come un sito internet può utilizzare un semplice link per reindirizzare i navigatori verso contenuti protetti dal diritto d’autore presenti anche al suo interno. A patto che non gli derivi alcun vantaggio di carattere finanziario, ovvero che la visione dei contenuti proposti sia assolutamente gratuita.

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Giornalista Pubblicista, Direttore Responsabile di Momenti di Calcio. Appassionato di calcio e laureato in Giurisprudenza presso l'Università Di Roma Tre

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