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La promozione in B di Monza, Vicenza e Reggina: e ora l’ambizione è la Serie A

Monza, Vicenza e Reggina, le capoliste dei tre gironi, sono di fatto già in Serie B.

Sportmediaset ripercorre la storia di queste tre storiche società tra cavalcate memorabili alle spalle e nomi entrati nella leggenda. 

Monza, Vicenza, Reggina. Tre società storiche, ambiziose, e ansiose di tornare a misurarsi con il grande calcio, pronte al ritorno in cadetteria, cullando ambizioni ancora più alte, con l’obiettivo di salire presto di un ulteriore piano nella gerarchia nazionale.

Il Monza, realtà storica del calcio lombardo a cui è sempre mancato l’ultimo passo per conquistare quella serie A che ha rappresentato un sogno per generazioni di brianzoli. Un sogno che ora la coppia Berlusconi-Galliani sogna di regalare alla terra che ha dato i natali a entrambi.

Il Monza del resto ha disputato ben 38 stagioni in quella serie B di cui ora sente il profumo. Con un particolare primato: nessuna società ha mai militato così tanto in cadetteria senza aver mai assaggiato il massimo campionato italiano. Che pure fu molto vicino in diverse occasioni. Si pensi al 1955-’56, quando il campionato andò a un’Udinese retrocessa a tavolino l’anno prima ma molto simile alla squadra che in A era arrivata seconda: quel Monza, arrivò terzo. Ma le promozioni erano solo due.

Particolarmente amaro anche il quinto posto del 1970: era la squadra allenata da Gigi Radice e i cui pali erano difesi dal ‘Giaguaro’ Luciano Castellini, entrambi eroi del Torino qualche anno dopo. Nel 1979 arrivò addirittura il terzo posto a pari punti con il Pescara, che però vinse lo spareggio promozione a Bologna. Allenatore era Alfredo Magni e la squadra era imperniata su giovani di grande avvenire come Volpati, Monelli, Massimo Silva e Nico Penzo.

Negli anni successivi da Monza hanno iniziato la rincorsa al grande calcio ragazzi come Daniele Massaro, Dustin Antonelli, Angelo Colombo, Billy Costacurta, Gigi Casiraghi, Spadino Robbiati, Massimo Oddo. Nel 2001 l’ultimo addio alla B, con una squadra che mischiava vecchie volpi (Marco Branca, Nicola Zanini, Iannuzzi, Bonacina, Sgrò), con giovani emergenti come Calderoni e Natali. E Luca Percassi, oggi amministratore delegato dell’Atalanta. Da allora solo anni difficili, fino alla caduta in serie D. Ma con una rincorsa che ora potrebbe finalmente avere i suoi frutti.

Il Vicenza con il Monza (fallito nel 2015), condivide la brutta esperienza di una ricostituzione anche il Vicenza. Ma soprattutto la storia di una sponsorizzazione ante litteram: fu la Lanerossi ad acquisire il club berico, che da quel momento in poi sarebbe stato caratterizzato dall’iconica R ricamata sul petto. Erano, quei biancorossi anni ’50, ancora scottati dalla morte di Romeo Menti, caduto a Superga con il Grande Torino e cui era stato dedicato lo stadio cittadino, ma che si preparava a lanciare a sua volta una serie di giovani promesse di altissimo livello: i vari Pavinato, Cappellaro, Mario David, Sergio Campana, Azeglio Vicini.

Nel 1962 arrivò quindi Luis Vinicio, che negli anni prese a incantare la piazza: in un solo anno segnò 25 gol, in un altro (1964) fece addirittura sognare lo scudetto per qualche settimana (poi arrivò un comunque sensazionale sesto posto). Il grande sogno fu vissuto però nel 1978, l’anno di Gibì Fabbri, Cerilli, Filippi e soprattutto Paolo Rossi. Che ancora non era Pablito, ma chiuse il campionato con 24 gol e trascinò i suoi al secondo posto in classifica dietro la corazzata Juventus.

E il Vicenza era neopromosso. Chi troppo velocemente sale, precipitosamente cade. E il Vicenza già nel 1979 si ritrovò di nuovo in B e, nel 1981, addirittura in C1. La risalita stava però già ripartendo, grazie a Roberto Baggio prima e ai ragazzi di Guidolin poi. A metà anni ’90 il Vicenza riuscì infatti a tornare temporaneamente capolista della serie A, poi a vincere una storica Coppa Italia e quindi ad arrivare fino alla semifinale di Coppa delle Coppe. Nel 2001 l’ultima retrocessione in B, stavolta senza ritorno. E anzi, con la C sempre dietro l’angolo. Fino ad essere accolta come un sollievo nel 2018, dopo il fallimento e l’accorpamento con il Bassano Virtus.

A cavallo tra gli anni ’90 e i 2000 le sorti del Vicenza si incrociarono con quelle della Reggina, specie dopo l’esplosione del gruppo amaranto guidato da quel Franco Colomba poi passato ai berici. L’anno della storia fu però il 1999, quando finalmente la Calabria ritrovò la serie A per la prima volta dopo gli ormai lontani fasti del Catanzaro.

Un risultato storico, arrivato dopo decenni di grandissime difficoltà e sogni infranti. E di grandissimi allenatori, che non erano però riusciti nel corso dei decenni a centrare l’obiettivo, da Oronzo Pugliese a Tommaso Maestrelli, da Albertino Bigon a Nevio Scala. Particolarmente sfortunate, per quanto epiche, le cavalcate degli anni ’60, quando in panchina si sedeva il futuro conduttore della Lazio scudettata: nel 1966 la A sfumò per un punto, nel 1969 per tre (e quella rosa comprendeva anche Franco Causio). Seguirono anni difficili, con i calabresi finiti anche in C2.

Poi la lenta risalita e una nuova B da protagonisti nel 1988-’89: stavolta però non bastò nemmeno un quarto posto a fine anno, dato che fu ottenuto a pari punti con la Cremonese e i cugini del Cosenza (anch’essi mai stati in A). Lo spareggio di Pescara sancì però la promozione dei lombardi. Dieci anni dopo, però, la squadra allenata da Gustinetti e poi Bolchi terminò finalmente la propria rincorsa: nei dieci anni successivi sarebbe rimasta per nove stagioni in serie A, saltando solo il 2001-2002 (centrando subito una nuova promozione grazie a stelle in rosa come Dionigi, Mamede, Mozart o Ciccio Cozza).

I risultati migliori arrivarono però con la gestione Mazzarri: decimo posto nel 2004-’05 (con l’esplosione di Bonazzoli e la conferma di Nakamura), ma soprattutto il 14° del 2007. Risultato sensazionale, però, se si considerano gli 11 punti di penalizzazione comminati alla squadra. Che in campo era guidata dal formidabile tandem offensivo Bianchi-Amoruso (35 reti in due). Fu però quella l’ultima grande soddisfazione amaranto, con la squadra che dopo la retrocessione del 2009 non riuscì più a risollevarsi e dovette anzi ripartire dalla serie D dopo lo scioglimento del 2015.

(Fonte Sportmediaset)

 

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