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Roma, Veretout felice della sua avventura: “Voglio vincere qui, non penso al ritorno in Francia”

In un’intervista al sito del club, il centrocampista della Roma Jordan Veretout ha parlato della sua esperienza in giallorosso fino ad oggi esprimendo una chiara voglia di continuare nella Capitale ancora a lungo.

Prima però un ricordo della Fiorentina e soprattutto della morte di Davide Astori: “La prima settimana dopo la morte di Astori è stata difficile, Astori aveva una grande personalità, era il capitano. Quando sono arrivato in Italia e non parlavo la lingua lui mi ha aiutato moltissimo. Quello che noi compagni ci siamo detti per ripartire è che lui era un guerriero sul campo e noi dovevamo diventare come lui. E così abbiamo vinto una partita, due, tre, quattro, cinque, sei consecutive. La vita è andata avanti ma lui è ancora dentro di noi. Ancora oggi io penso spesso a lui. Dobbiamo vivere per lui, se oggi do tutto sul campo è anche perché sono ispirato da un capitano come lui, che metteva tutta la sua grinta negli allenamenti e nelle partite. Della prima partita giocata senza di lui contro il Benevento ho una foto a casa di tutti noi della Fiorentina a terra dopo la fine dopo il triplice fischio. Eravamo travolti dalle emozioni“.

In estate l’arrivo alla Roma e il primo approccio con Fonseca: “Mi trovo molto bene, quando per la prima volta mi ha chiamato mi ha convinto del fatto che mi volesse e sono contento di essere venuto a Roma, in una grande squadra, con grandi tifosi e un grande allenatore come lui che mi ha già aiutato e potrà solo farmi crescere di più“.

A Bologna i tifosi iniziano ad apprezzarne le qualità, da un suo strappo nasce il gol decisivo: “Sì quella di Bologna è stata una bella azione, ma non è stata l’azione di Veretout, è tutta la squadra che ha fatto l’azione“.

Contro il Napoli il primo gol all’Olimpico, decisivo: “È stata un’emozione molto forte, fare un gol allo Stadio Olimpico davanti ai tifosi della Roma è bellissimo, poi contro una grande squadra lo è ancora di più. Ricordo che quando Edin mi ha dato il pallone per calciare il rigore, ho guardato subito Kolarov perché il rigorista era lui. Ne aveva sbagliato uno nel primo tempo e mi ha detto ‘Vai Jordan!’Prima di calciare mi sono passate mille cose per la testa ma alla fine è andata bene“.

E poi…

Ora che il calcio si è fermato, come quasi tutto il resto, come stai vivendo le tue giornate?
“Ora ho più tempo da passare con la mia famiglia, mi piace molto stare a casa con loro perché per tutto l’anno viaggio tanto per il calcio e un aspetto positivo di questa emergenza è il poter passare più tempo con loro. Ovviamente spero che tutto si risolva al più presto, che si possa tornare a giocare e soprattutto che si possa porre fine al pericolo del Coronavirus, però cerco di godermi il tempo che posso passare con la mia famiglia”.

Cosa ti manca di più della vita normale?
“Mi manca giocare a calcio perché è la mia passione e lo faccio da sempre. La mia vita è questa: la famiglia e il calcio. Quando manca una delle due cose è difficile. Mi manca tanto andare al campo di allenamento, parlare con i miei compagni, giocare a calcio. Anche i miei parenti in Francia ora sono nella nostra stessa situazione, stanno tutti bene ma come noi non possono uscire. Dico a tutti di restare a casa il più possibile perché è pericoloso uscire”.

Hai seguito le attività di Roma Cares di questi giorni?
“Sì, sono molto felice della mia società, ha fatto delle cose molto importanti per Roma e per i suoi cittadini. Un atteggiamento come questo ci rende orgogliosi”.

È difficile doversi allenare da soli?
“Sì, molto ma lo dobbiamo fare per forza. Spero che la situazione migliori al più presto perché allenarsi da soli non è facile. Una settimana va bene, ma dopo 15 giorni o tre settimane diventa dura. Però ci aiuta il fatto che siamo seguiti quotidianamente con i programmi dello staff. Io svolgo il lavoro a volte la mattina, altre il pomeriggio, dipende dalla giornata. Ho il tapis roulant e anche altra attrezzatura che ci è stata messa a disposizione”.

E con l’alimentazione come siete organizzati?
“Il nostro nutrizionista Guido Rillo manda programmi settimanali per non farci prendere peso. Tutti i giorni dobbiamo pesarci per aggiornarlo. La Società, lo staff tecnico e quello medico ci seguono sempre, tutti i giorni: come passiamo la giornata, come abbiamo fatto l’allenamento, sono sempre presenti”.

Da calciatore, che effetto fa sapere che tutto il calcio mondiale è fermo?
“È strano. Da un lato dà la portata della gravità della situazione, dall’altro ti cambia la quotidianità anche a casa. Io sono abituato a guardare sempre partite e ora non c’è una parte del mondo in cui ce ne siano”.

Non guardando il calcio, come passi il tempo?
“Guardo ancora più serie tv, mi piace molto. In questi giorni ho guardato Validé, una serie francese, racconta di un giovane che deve entrare nel mondo della musica con tutte le difficoltà che questo comporta. Io so cosa vuol dire provare a emergere nel mondo del calcio e trovo interessante scoprire come si vive questa situazione nel mondo della musica. Altre serie che ho visto e mi sono piaciute sono Peaky Blinders, Games of Thrones, Power e Gomorra”.

Invece con i videogiochi come te la cavi?
“Qualche volta con i miei amici francesi ci sfidiamo a FIFA, ma non sono un grande giocatore. Facciamo vari campionati, in quello italiano ovviamente scelgo la Roma”.

Pensando al futuro anche dopo il calcio: prevedi di tornare in Francia?
“In Italia sono molto contento, mi trovo molto bene. Per il momento tornare in Francia non è una mia priorità. Spero di restare più a lungo possibile a Roma perché mi piacerebbe vincere qualcosa con questa maglia. Sarebbe la cosa più bella”.

Veretout e la Roma, una storia solo all’inizio.

 

Pier Francesco Miscischia

 

Laureato in giurisprudenza ma anche grande appassionato di sport e soprattutto...di calcio: ecco la spinta giusta per scrivere di ciò che adoro!

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