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Francesco Ceravolo: “Ecco la mia visione del calcio moderno”

Il noto Direttore Sportivo Francesco Ceravolo è intervenuto a margine del Convegno di Diritto Sportivo organizzato presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Roma Tre

Il convegno è stato organizzato dalla cattedra di Diritto Sportivo, presieduta dal Prof. Ettore Battelli e coordinato dall’Avv. Gaetanino Rajani del Foro di Roma, dottorando di ricerca presso la medesima Università.

 

Come noto, Francesco Ceravolo è uno dei maggiori dirigenti sportivi del nostro calcio, profondo conoscitore del gioco più bello del mondo, con un passato illustre presso tanti club italiani, tra i quali spiccano Juventus, Napoli, Torino,nonché all’estero Queens Park Rangers e Guangzhou Evergrande.

Nell’interessante convegno tenuto presso l’Ateneo capitolino, Ceravolo ha spaziato su molti temi riguardanti il nostro calcio.

Riportiamo alcune sue interessanti dichiarazioni relativamente al tema del procuratore sportivo e i suoi cambiamenti.

 

Ecco alcune dichiarazioni:

È cambiato il mestiere di procuratore sportivo?

Qualche anno fa c’era la figura dell’intermediario, oggi il procuratore ha preso sempre più piede nel mondo del calcio. Nel calcio ci sono tante persone che vogliono entrare in questo contesto di lavoro, ma non è semplice. La competizione è molto elevata e la ripartizione dei guadagni disomogenea.

 

Bisogna conoscere la materia, capire quello che si vuole fare: oggi, a certi livelli, un calciatore deve essere assistito da un professionista dotato di specifiche competenze.

 

Assistere un campione di prima fascia significa intervenire anche e soprattutto nelle problematiche familiari. In certi casi, se l’atleta viene consigliato male dal suo procuratore,la sua carriera può volgere verso il peggio, si tratta di un mestiere delicato.

 

Ci sono calciatori che si fanno assistere per anni da persone a loro vicine e poi arrivati ad una certa età, raggiunti determinati traguardi di carriera, finiscono per essere imbrigliati dal business di concorrenza dei procuratori.

 

Cosa significa essere Direttore Sportivo in club importanti?

Oggi è più importante la squadra che sta “nel dietro le quinte” piuttosto che quella che scende in campo.

 

È importante, infatti, avere una dirigenza molto forte dietro il rettangolo di gioco.

Talvolta i ruoli all’interno della società di calcio si fondono con altri: magari c’è il direttore generale che si vuole occupare del ruolo di direttore sportivo e viceversa. Invece, a mio modo di vedere, ognuno dovrebbe fare il proprio ruolo.

 

Come nasce una procura?

Quando ero alla Juventus mi facevano visionare calciatori di 14-15 anni ed i genitori mi chiedevano pareri su quali procuratori consigliare per i loro figli.

Io dicevo loro che i figli dovevano prima studiare, che il calcio è un mondo aleatorio dove non tutti diventano calciatori professionisti e ben pagati.

I genitori sono convinti che il procuratore possa far diventare importanti i loro figli. In realtà, sono i calciatori che cercano i procuratori; è chiaro che poi quando si arriva ad una certa età, la concorrenza diventa massima.

 

Un procuratore va nei campi dilettantistici e giovanili: in passato i ragazzini venivano trovati nelle scuole calcio, oggi sono già protagonisti nelle nazionali.

 

La qualità più importante, viene prima del talento, è la costanza nello studio, mentre molti calciatori giovani si lasciano condizionare da pressioni esterne e si concentrano su altro, perdendo di vista gli obiettivi primari.

 

È importante che attorno al procuratore vi sia un gruppo di persone esperte, tra le quali spicca il talent scout, mentre l’agente può anche non essere un fine intenditore di calcio.

 

Quanto è Importante il ruolo del direttore sportivo in serie A alla luce delle nuove proprietà straniere?

Il ds è scelto dalla società. Io ho avuto la fortuna di lavorare in società molto organizzate, dove la scelta della formazione da mettere in campo veniva dopo l’organigramma tecnico e societario. Non erano concessi errori, si rischiava sempre il posto. L’Inter ha scelto dirigenti capaci, così come ha fatto la Juventus e i risultati si vedono.

 

Ci sono società che non riescono ad avere una struttura tale da poter dare piena soddisfazione ai propri tifosi e questo è un peccato per la competitività dell’intero sistema calcistico italiano.

Una volta assunto, il direttore sportivo deve occuparsi del mercato e del team sportivo.

 

Il direttore generale, invece, deve occuparsi dell’organizzazione dell’azienda e curare gli interessi come lo stadio nuovo, lo sponsor, etc. 

Così come sul rettangolo verde, il segreto del successo è racchiuso nel gioco di squadra, imperniato sul reciproco rispetto dei ruoli e sulla fiducia che intercorre tra il ramo dirigenziale e quello tecnico-sportivo.

 

È giusto aprire il calcio femminile al professionismo?

Fino a qualche anno fa confesso di essere stato un po’ scettico sul calcio femminile, invece devo dire che c’è stata una evoluzione importante, con grandi risultati ottenuti anche dalla Nazionale. Si stanno creando i presupposti per rendere professionistico il calcio femminile.

 

Fino a qualche anno fa c’erano solo rimborsi spese, oggi invece molte squadre stanno formando calciatrici professioniste con rose adeguate ai palcoscenici più prestigiosi. Ora sponsor e stadi pieni fanno  che il calcio femminile possa spiccare il volo.

 

Sarà importante osservare le bambine nelle scuole calcio muovere i primi passi in questo percorso, fianco a fianco con i maschi, divertendosi persino in squadre miste; solo in questo modo potremo comprendere dove arriveremo nei prossimi anni.

 

Come si scopre un talento di periferia?

Il fenomeno si vede da solo, il diamante grezzo è ben altro.

Tanti anni fa io avevo diversi osservatori sparsi per il mondo, mandavo i miei osservatori nei campi di periferia a 400-500 km per vedere le giovani promesse: oggi con i mezzi moderni si riescono a vedere in tempo reale tante partite e si fanno subito delle scremature. Il che significa anche far risparmiare importanti risorse alle squadre di calcio.

 

È importante anche il carattere del ragazzo, che assume un peso preponderante rispetto al talento, altrimenti c’è il rischio di creare più danni che altro.

Per diversi anni mi sono recato in prima persona in Brasile per visionare ed eventualmente ingaggiare dei calciatori, poi ho visto che erano molto forti, ma privi di personalità e professionalità perché la sera andavano a ubriacarsi.

 

La cosa più difficile per un procuratore è scegliere i giocatori per capire se crescendo quest’ultimo migliorerà, mantenendo le promesse, oppure peggiorerà.

 

Ad esempio, ho preso Antonio Nocerino quando giocava nei campi polverosi della Campania. 

Non era veloce, ma faceva viaggiare la palla. Nonostante lo scetticismo di alcuni, l’ho preferito a tanti altri ragazzi, portandolo con me alla Juventus. Al termine di un periodo di prova, dovevamo decidere se rimandarlo a casa o tenerlo: nella scelta hanno avuto la meglio le sue doti caratteriali, quali la grinta e lapersonalità, dentro e fuori dal campo. Alla fine, tutti sappiamo che tipo calciatore è diventato.

 

Le migliori squadre lavorano solo con gli stessi procuratori. Siamo, quindi, sicuri che il mercato sia davvero libero?

Alcune società importanti hanno rapporti con procuratori importanti. Proporre un calciatore affermato aiuta il procuratore nel rapporto con le squadre di calcio perché è il calciatore che rende influente il procuratore. È noto che tutte le squadre hanno 3-4 gruppi di agenti.

 

In Sudamerica, ad esempio, capisci che puoi arrivare ad un calciatore importante quando riesci a guadagnarti la fiducia e il rispetto della famiglia. È decisivo che il procuratore arrivi prima degli altri, ma poi è il calciatore che decide.

 

Ritornando al contesto nostrano, i miei osservatori mi segnalarono un certo Antonio Cassano quando aveva 13 anni e giocava a Bari. Io non potevo portare alla Juventus un giocatore così giovane. Il ragazzo, poi, è rimasto sempre con l’Avv. Bozzo perché aveva instaurato con lui un rapporto familiare. Cassano, peraltro, non lo ha mai lasciato.

Il mercato non può dirsi chiuso, ma è comunque difficile raggiungere grandi squadre quando si è alle prime armi.

 

Come funziona il mercato in uscita?

Ci sono giocatori in esubero che pesano sui bilanci delle società. È decisivo, allora, il rapporto tra il procuratore e il direttore sportivo: chi ha meno mercato è più difficile da piazzare, ma con le giuste accortezze si trova la giusta collocazione per qualunque giocatore.

 

Quale ruolo l’ha appassionata di più?

Mi piace scoprire i calciatori nei campi di periferia. Ho iniziato la carriera quando ho finito di giocare a calcio con il Napoli. Nella città partenopea mi dicevano: «Se hai qualche giocatore bravo in Calabria portalo qui» e così è nata questa passione, che poi si è trasformata in un lavoro molto impegnativo, ma gratificante.

 

Ho avuto fortuna, ma sono stato anche bravo: alla Juventus sarebbero potuti approdare Cristiano Ronaldo e Dejan Stankovic quando avevano 16 anni.

Da sempre il mio motto, la sfida con me stesso è una sola: arrivare prima degli altri nella scoperta dei talenti.

 

Raffaele La Russa

 

Ideatore e Fondatore del Sito, appassionato di calcio e studente di Giurisprudenza

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