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La Carta di Viareggio: il Calcio diventa professionistico
CON LA CARTA DI VIAREGGIO IL CALCIO DIVENTA PROFESSIONISTICO
Con la Carta di Viareggio comunque già nel 1926 il calcio divenne un mezzo di propaganda del regime fascista. La crisi della FIGC fu l’occasione per l’intervento fascista nell’ambito calcistico.
Il calcio perse gran parte della sua purezza sportiva, con la Carta di Viareggio venne introdotto il professionismo e il calciomercato.
I calciatori furono divisi in due categorie: dilettanti e non-dilettanti.
Già nella stagione 1930/31 si giunse a cifre altissime per aggiudicarsi un calciatore. Per il calciatore Carlo Reguzzoni, che giocava nella Pro Patria, il Bologna versò 80.000 Lire, va ricordato che per questa operazione ci fu l’intervento del gerarca Leandro Arpinati, Podestà di Bologna e anche Presidente della F.I.G.C.. Nel 1939 Gilberto Mazzi cantava “Se potessi avere mille lire al mese” … . Il calcio iniziava ad appartenere ad un’altra classe sociale … .
Con il forte nazionalismo portato dal nuovo regime, fu deciso che a decorrere dal 1928 gli stranieri non avrebbbero più potuto giocare in squadre italiane. Potevano essere accetati solamente gli stranieri che avevano origini italiane. Il brasiliano Anfilogino Guarisi e l’argentino Attilio Demaria poterono giocarono nella Nazionale di calcio e divennero Campioni del mondo nel 1934 grazie alle loro origini italiane. Fu Vittorio Pozzo il commissario tecnico che portò alla vittoria la Nazionale per ben due volte: 1934, 1938. Vinse anche l’oro olimpico e due Coppe internazionali.
Daniela Asaro Romanoff