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Lazio, sei Correa dipendente!
Arrivato a Roma come sostituto di Felipe Anderson, il Tucu ha scalato le gerarchie divenendo la vera pedina insostituibile nello scacchiere di Inzaghi.
El Tucu Correa. Un trequartista tutta fantasia che aveva già calcato, giovanissimo, i campi della serie A con la Sampdoria nella stagione 2014/2015. A Genova, purtroppo però, solo sei presenze ed un assist. Dopo un’esperienza a Siviglia, Lotito, nell’ultima sessione di mercato, ha deciso di investire 15 milioni di euro su di lui, desideroso di sostituire al meglio il partente Felipe Anderson, direzione West Ham. Un inizio con il freno a mano tirato. Pochi gli spezzoni di partita a sua disposizione, nei quali però ha dimostrato fin da subito la sua classe divenendo il vero nuovo top player dei biancocelesti.
I gol
Sembrerà strano, ma seppur fondamentale, il giovane argentino ha un bottino realizzativo un po’ magro. In 30 apparizioni, solo 3 marcature. Le occasioni per aumentare la vena sotto porta in realtà non sono mancate, ma l’inesperienza, un tocco di troppo e qualche leziosità hanno giocato a sfavore del centrocampista biancoceleste. Solo tre reti, ma tutte pesantissime: due con Udinese e Parma per mettere al sicuro il risultato; un’altra con il Milan all’ultimo respiro, fondamentale per riportare in equilibrio una serata storta.
Gli assist
Sul fronte assist i numeri migliorano notevolmente. Son ben sei le volte in cui il numero 11 ha compiuto il passaggio decisivo. Giocate di alta classe, dove spesso il tempismo perfetto ha permesso di mettere il compagno di solo davanti al portiere. Così è avvenuto nel derby di ritorno dove Correa ha fornito un cioccolatino a Caicedo, o a Napoli, smarcando alla perfezione Immobile per il gol del definitivo 1-2, o ancora ieri, contro il Chievo Verona, per la rete della speranza ancora ad opera di Caicedo.
Il dribbling
Se riguardo a reti ed assist il Tucu può considerarsi un buon calciatore, ma niente più, le cose cambiano notevolmente osservando il suo apporto a livello tecnico e tattico. Fin dalle prime giornate a risultare evidente è stata la sua grande dote nel saltare uomo creando situazioni di superiorità numerica. Gli ultimi problemi fisici che lo hanno costretto a subentrare dalla panchina hanno dimostrato tutta la sua importanza: nel pari interni con il Sassuolo ha cambiato il volto del match alzando notevolmente il baricentro della Lazio e mettendo in continua apprensione la difesa neroverde. Contro il Chievo Verona ha fatto il suo ingresso a risultato oramai quasi pregiudicato, fornendo un assist, sciupando un’occasione clamorosa e colpendo un palo nel finale.
Correa, un grande talento che, in pochi mesi, ha saputo guadagnarsi il posto da titolare e le copertine dei giornali. La Lazio non puó più prescindere dal suo numero undici.
Carlo Peroni